Alessia si sveglia. Non lascia passare minuti. Allunga a memoria la mano verso l’interruttore, accende la luce. Senza scatti sposta il baricentro del suo corpo e si mette seduta sul letto. Cerca meccanicamente la ciabatta col piede. E poi la seconda, quella che chissà perché va sempre a nascondersi. Si pettina i capelli con la mano e va verso il bagno, lasciando uno sbadiglio così lungo che sembra una scia. Alessia cerca di mettere in ordine nella sua testa gli impegni del giorno, lo fa intanto che muove senza pensarci lo spazzolino in bocca.
Allora: c’è da passare al forno, era per oggi che avevo promesso di ritirare la torta che la zia ha ordinato. Con la macchina vado io, così almeno stavolta arriva intera!
C’è quel lavoro in ufficio che da qualche giorno resta lì, ma oggi devo dare una risposta a Marchini, così me lo tolgo di torno.
C’è da chiamare Roma, per sentire se hanno novità per la richiesta dell’altro mese.
Se resta tempo ci sarebbe da pagare il bollettino in posta.
Alessia ripensa poi alle parole dette e scritte la notte prima. A quella discussione nata tra una mezza dozzina di persone. Quello scambio che si è inacidito in fretta e che è diventato subito un diverbio.
Pensa alle parole che sono volate, a quella sensazione di “non volevo questo”. Pensa a quanto sia precario l’equilibrio di una amicizia, di un gruppo.
E’ quasi pronta Alessia, sta per vestirsi. Ma ancora una volta compirà quel gesto di tutti i giorni. Non uscirà di casa con la faccia da funerale o peggio con una espressione da lunedi mattina a vita. Uscirà indossando il sorriso timido di sempre.
Alessia apre il chiavistello e allunga le due mani in parallelo. Apre le braccia per spalancare le imposte. Entra aria, entra il sole.
Oggi non sarà una giornata cattiva. Anche oggi Alessia, fuori dalla finestra, ha il mare.





