filastrocca

Filastorta

C’era una volta un principe azzurro,
tutto il contrario di un uomo buzzurro,
era cresciuto a pane e romanzi,
“Salva una bella che poi ti fidanzi”.

Questo la mamma gli aveva insegnato
“La donna è indifesa, tu sei corazzato,
la donna è in balìa di mostri e grifoni,
tu sei cavaliere e ai draghi le suoni”.

C’era una volta una bella regina
Che crebbe sua figlia da crocerossina,
“Gli uomini, cara, non san quel che fanno,
tu devi aiutarli a non far troppo danno.

Più sembrano forti, più vanno salvati,
amati, vestiti, stirati e lavati.
ti guardano duri, ti parlano bruschi
ma sotto quel guscio son tanti molluschi”.

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Un giorno i due salvatori in potenza,
andarono a un party di beneficenza.
Lei vide un ragazzo spaurito e sperduto,
lui vide una donna in cerca di aiuto.

E prima che i tocchi dicessero “E’ tardi”,
scoccò la scintilla all’incrocio di sguardi.
Lei disse: “Ho capito il dolore che hai dentro…”
Lui: “Portami il drago, che in fronte lo centro”.

Lei: “…tu sei un bambino con occhi d’adulto…”
Lui: “… dai fatevi sotto o streghe d’occulto…”
Lei: “… il grande nemico è dentro te stesso…”
Lui: “… maghi e mannari venuti a congresso”.

Continuarono a lungo a salvarsi a vicenda
su ferite fantasma mettevan la benda.
Se lei riposava lui correva a baciarla
ché al sonno d’eterno doveva sottrarla.

E se lui si faceva di vino un bicchiere
lei già lo curava dal vizio del bere.
Poi giorno su giorno nel quotidiano
svanisce l’afflato, subentra l’umano.

Così quell’azzurro si stinge d’amore
arriva la rabbia più sorda, il livore
e dopo una vita passata a salvare,
capiscon che ha senso, a volte, sbagliare.

Scritta e riscritta, pur senza motivo,  con Enrica Tesio di tiasmo, a cui si deve l’idea originale. L’immagine invece è di una incauta torta nuziale, saggiamente manipolata.

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Maternity Blues (ovvero il blues della maternita’)

C’era una mamma, una madre madrona,
la mano a saetta, la voce che tuona.
Più che un bambino voleva un soldato
Ma poi crebbe un hippie tutto arruffato.

C’era una mamma, un po’ mamma e un po’ chioccia,
di libertà ne lasciava una goccia,
le nacque una bimba paracadutista
adesso è una stuntman professionista.

hippie
C’era una mamma vegana e pittrice,
viveva di tofu col figlio, felice.
“quanti bei posti dipingerai?”
Ma invece il suo Adolfo guidò il Terzo Reich.

Filastrocca del figlio perfetto
Scolpito, pensato come un angioletto
Tu lo volevi un po’ simile a te
e invece “sorpresa!” decide da sé.

C’era una mamma, femminista di razza,
mutande bruciate e tette giù in piazza,
ma ebbe una figlia, un clone di barbie
che va da Intimissimi e spende i miliardi.
gallina
C’era una mamma ingessata e ingegnera
sinapsi a quadretti, compita ed austera,
ma il figlio non legge ogni giorno i listini
compila gli oroscopi, descrive destini.

C’era una mamma Bocca di Rosa,
si dice puttana, io dico sciantosa,
il figlio giurò per la castità,
un frate trappista, in povertà.

C’era una mamma, una santa, una suora,
conosce l’amore, ma il piacere lo ignora,
crebbe un bambino, un chierichetto,
fa il pornoattore, un artista del letto.

Filastrocca del figlio perfetto
Scolpito, pensato come un angioletto
Tu lo volevi un po’ simile a te
e invece “sorpresa!” decide da sé.

Filastrocca della mamma imperfetta.
la mamma perfetta un figlio lo accetta.

 

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scritto con Enrica Tesio di tiasmo.wordpress.com/

con i disegni bellissimissimi di Sabrina www.burabacio.it

Un pesciolino rosso

pescerossogrossoNei giorni di Pasqua sono stato dai miei, nel mantovano. Siamo andati anche a trovare quella che per me è la nonna Margherita e che per i miei figli è la bisnonna. Abita a poche centinaia di metri.
Essendo nata nel 1921, ha superato abbondantemente i novanta anni. È a letto da quando, lo scorso anno, si è rotta un femore in casa. Non si capisce se sia caduta per la frattura o si sia fratturata per la caduta. Il risultato non cambia: è a letto. E non sembra ci siano molte probabilità che si rialzi. Un po’ per la sua paura di farsi male, un po’ perché è sempre stata fatalista e ha assecondato gli eventi che le sono capitati. Ha vissuto tutta la sua vita con grande timore e un atteggiamento fin troppo cauto. Direi rinunciatario, se non fosse una espressione brutta.

Dopo aver chiesto un bacino ai bambini, ha chiesto loro della scuola. Stupendosi che fossero già in terza, prima e… insomma all’asilo i conteggi delle classi vengono male.

Ad un certo punto, ad un Luca che aveva solo fretta di andare nel bosco di Ermes a cercare uova, fango, foglie, piume e nidi ha detto: “Sei già in prima! Io quando ero in prima ero paurosa. Ma un giorno ho dovuto dire una poesia. Una poesia che mi ha colpito così tanto che quando l’ho detta non riuscivo a smettere di piangere per la commozione”. Mi ha stupito questo ricordo lontano. Ma ancora di più mi ha stupito il seguito. Socchiudendo appena un po’ gli occhi, come per rivedere un film, ha cominciato a declamarla. Senza pause, senza tentennamenti:

C’era una volta un pesciolino rosso
che nuotava pacifico nel mare
quand’ecco venne avanti un pesce grosso
che in un boccone lo voleva mangiare
fece il piccino una gran riverenza:
“Oh signor pesce grosso abbia pietà di me,
perché vuol rovinarmi l’esistenza
un bocconcin più o meno a lei che fa?!”
“Ma” fece l’altro pur molto commosso
“anch’io morrei se non mangiassi più
e tra un pesce piccino e un pesce grosso
tanto va caro mio che muori tu”.
Di compassione aveva il cuore oppresso,
ma si fe’ forza e… ahm lo mangiò lo stesso.

Poi, come era arrivata, questa lucidità estrema l’ha un po’ abbandonata. Mi ha chiesto se avessi finito gli studi e se avessi un lavoro. Le ho risposto con un sorriso: non voleva informazioni, solo rassicurazioni.

Sono tornato a casa cercando di mantenere i piccoli ciclisti sul lato giusto della strada. Stupito e ammirato per quello che avevo appena visto.
Ma quel lampo di memoria, quel salto indietro di quasi un secolo mi ha davvero lasciato senza parole. Facendo due conti veloci, quel flash-back arrivava in una anonima aula di scuola elementare del Bonizzo di Borgofranco Po. Nel pieno degli anni Venti del secolo scorso.

Mi sono sforzato di ricordare qualche parola chiave, da poter mettere in un motore di ricerca. Per poi raccontarvi questa storia. Allora: proviamo con “Pesciolino rosso pesce grosso commosso”… Invio.

effetto Droste

Mi ricordo mia nonna, che mi raccontava una specie di filastrocca, che diceva:

“C’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva “raccontami una storia!” E la storia incominciò:

Mi ricordo mia nonna, che mi raccontava una specie di filastrocca, che diceva:

“C’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva “raccontami una storia!” E la storia incominciò.

Mi ricordo mia nonna, che mi raccontava una specie di filastrocca, che diceva:
“C’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva “raccontami una storia!” E la storia incominciò
Mi ricordo mia nonna, che mi raccontava una specie di filastrocca, che diceva:
“C’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva “raccontami una storia!” E la storia…