Nelle nuvole

nuvole

Quando apri quella pagina del libro di terza ci sono i disegni belli chiari, con colori definiti. Anche il titolo è colorato: PASSAGGI DI STATO DELLA MATERIA. Che in terza elementare sembrano paroloni così grandi che per salirci sopra devi avvicinare la sedia al tavolo della cucina!
C’è lo stato solido, lo stato liquido e lo stato gassoso. C’è il disegno del cubetto di ghiaccio che si scioglie, per far capire bene come si passa da solido a liquido. C’è il pentolino sul fuoco, con tutto il vapore che va su, oltre quella cappa inox solo immaginata. E poi c’è lei, la nuvola bianca. Da dove a volte, a seconda della creatività del grafico, partono gocce che tracciano traiettorie sempre parallele e perfette.

Quando apri quella pagina del libro di terza, però, hai come la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato. Troppo schematico, troppo semplice e lineare a vederlo così.
E allora mi vengono in mente le mie, di nuvole. Quelle che ho passato ore a guardare stando coricato (o almeno seduto) su un prato. Su quell’erba così aggrappata al suolo in un modo così ostinato e miope che quasi faceva tenerezza. Perché non c’era suolo, non c’era terra, non c’era appoggio, in quel momento.Solo il sopra esisteva.
E in quel cielo turchese passavano fiocchi di cotone, passavano draghi, passavano frammenti di lineamenti di donna, passavano cos’è quello? Non riesco a capirlo! Passavano ippopotami e passavano persino tante, tantissime teste di cane. Ma dove? Lì! Più a destra? Come fai a non vederlo! Lo vedi quello che sembra una faccia di profilo? Che quando finalmente sono arrivato a farti capire quale, un vento sileziosissimo di quota aveva già trasformato tutto in albero o in chissà che cosa. Ma quelle immagini non erano, ne sono sicuro, goccioline di vapore acqueo spinte in alto dall’energia immessa nel sistema. Davvero erano draghi, volti di donna, ippopotami, fiocchi, cani. Tanti cani.

Una volta, molto prima che esistessero i libri di terza, quando ancora per studiare bisognava inseguire un saggio con la barba che camminava attorno a un tempio, quelle nuvole erano piene di dei. Ma piene piene. Che a volte erano così affollate che qualcuno cadeva persino sulla terra e combinava disastri o fortune. A seconda di come e dove cadeva.

Adesso invece gli dei se ne sono andati. Deve essere stato più o meno quando siamo saliti noi, con gli aerei e i finestrini pressurizzati. Siamo andati su pieni di attese per vederli da vicino. Ma gli dei, ultimo supremo dispetto, se ne sono andati qualche minuto prima. Probabilmente quando noi eravamo già oltre il controllo bagagli. E ci hanno lasciato credere, abbandonandoci in quel deserto bianco di nuvole stropicciate, che davvero siano solo goccioline di vapore.

Ma a noi basta chiudere un attimo gli occhi e la verità ci appare subito chiara. Noi che siamo stati su quei prati lo sappiamo fin troppo bene che le nuvole sono draghi, volti di donna, ippopotami, fiocchi, cani. Tanti cani.

2 comments

  1. Sì, mi piace… mi piace, ovvero non mi piace dover pensare che con la tecnica e la tecnologia ci hanno distrutto tanti sogni.
    Domanda: “Perché solo i cani possono essere tanti? E i gatti?”
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

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