Ombrelli rubati

portaombrelli

Esco dall’ASL annoiato e in ritardo. Ci hanno messo una vita, ogni volta è la stessa storia.
Spingo la seconda porta a vetri e sono fuori. Scendo velocemente i tre scalini di marmo grigiastro. Sono bagnati, rallento. Piove piano, come quando sono entrato. Ah ecco: l’ombrello. Dimenticavo l’ombrello.
Torno indietro verso la scrivania di formica dell’usciere. Lì vicino c’è un cestino sporco, buttato in un angolo, usato come portaombrelli. Ho messo il mio insieme a pochi altri, ma adesso è pieno. Bagnati, disordinati, alcuni chiusi male. Cerco il mio in quel mucchio, con un leggero fastidio, come se frugassi tra i rifiuti. Faccio mente locale: il mio è un ombrello nero, pieghevole, con la solita stecca difettosa. Lo riconoscerò più che altro dal manico. Li guardo tutti e il mio non c’è. Guardo ancora: sarà finito sotto. Ma non c’è. Non c’è.
Com’è possibile fregare un ombrello vecchio che (quando era nuovo e con la stecca a posto) ho pagato sì e no 5 euro? Ma che razza di gente c’è in giro!

Poi noto quanto sono bagnati quelli appoggiati per terra e comincio a farmi un’idea.
Lo avrà preso qualcuno che aveva bisogno.
Lo avrà preso una mamma che non poteva concepire di portare in braccio il suo bambino senza nessun riparo.
Lo avrà preso un vecchietto che ci vede poco. Scambiandolo per il suo. Mi immagino un signore magro e pulito, con gli stessi occhi di quando era giovane, ma montati su un corpo che si muove lentamente.
Lo avrà preso uno straniero, uno che non ha ancora capito come funziona e che ha scambiato il mucchio come un self-service.
Lo avrà preso lo studente fuori sede, giurandosi “lo riporto appena smette”. Tanto i giuramenti degli studenti sono tutti scritti a matita, beati loro.

Penso che adesso ne prenderò uno anche io. Uno perso, uno trovato. Occhio per occhio: è così che si dice, vero?
Penso a cosa potrebbe innescare questo modo di pensare. Ognuno frega quello dopo. Fino all’ultimo che resta senza. Quale bagaglio di sfiducia e di malafede sto contribuendo a diffondere? No, non voglio fare così. Non voglio cascarci anche io.
Non me ne frega niente: esco senza. Sono molto fiero del mio pensiero. Lo trovo nobile, orgoglioso, persino epico. Rifaccio le scale a testa alta faccio due passi e ecco che la pioggia si fa forte. Forte forte. Mi fermo un secondo nel piazzale e sorrido guardando in alto.
La pioggia aumenta. Devo muovermi. Torno nell’atrio, riguardo il mucchio di ombrelli. Cedo e ne prendo uno.
E visto che ormai ho ceduto ne prendo uno bello. Mica posso fare il supereroe col mantello bagnato!

35 comments

  1. Io continuo a pensare che ci sia un universo parallelo in cui finiscono tutti gli ombrelli smarriti.
    Se pensi un ombrello aperto sembra sempre che stia per spiccare il volo: quasi un inno alla libertà! ;-)

  2. Giusto così, giusto tutto, giusto il pensiero iniziale, il buon proposito e poi il cedere, che siamo umani. Giusto così ma io non ci sarei riuscita e quindi un po’ ti invidio, ma se mai ci fossi riuscita avrei preso anche io il più bello, nella speranza che me lo rubassero al prossimo porta ombrelli comune …

      1. ma va’, che hai capito? buuuh perché non si torna indietro, si prende subito :D :D :D
        (scherzo. mi tengo stretto l’epiteto e mi piglio l’acqua tutta quanta. però prossima volta che ci vediamo ti insegno un po’ di modi per evitare le lavate, ok? :-P )

  3. Mmm. Mi sa che nonostante i buoni propositi di metà post, alla fine non sei pentito di ciò che hai fatto!
    Punti di vista, se hai fatto la scelta giusta o sbagliata non sarò certo io a dirlo. Una cosa però va detta, in quell’occasione sei stato parte del “sistema”.

  4. Pensa che santa: martedì esco dalla piscina dei ramarri. Reco nell’ordine borsetta mia, borsa nuoto, cartella di scuola del ramarro grande. Piove, ovvio. All’uscita guardo il portaombrelli e vedo il nostro di spider man, rosso manico blu. Arrivo alla macchina, salgo i ramarri, li lego, mi avvedo che il nostro è sul sedilr anteriore, perchè all’andata aveva smesso un attimo. Penso fortissimo: sticazzi, me lo tengo. Poi invece faccio il giro dell’isolato (minuti dieci col traffico sotto la pioggia) e lo riporto indietro. :)

  5. A mio fratello è capitato di prendere l’ombrello pieghevole di un altro, di fretta dopo una riunione. La cosa che non smette mai di divertirmi è che in realtà se l’è portato dietro infilzato, letteralmente, nel suo che era un ombrello di quelli grandi, vecchia maniera… Se n’è accorto solo quando l’ha aperto, dagli sguardi attoniti che gli lanciavano vedendolo andare in giro con un secondo ombrello infilzato sulla punta. Il re dei distratti o il principe dei furti… :)

      1. Se questa è la metafora della vita in questo momento io sono l’ultimo ad uscire da lì, quella sera.
        Ma tanto io l’ombrello non lo uso mai, ergo….

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