In odio della metà

mezzo

Ho sempre vissuto a metà. Per non bruciarmi subito, per non sudare troppo, per non rischiare troppo.
“Guarda: possiamo vederci ma posso restare solo una mezz’ora. Perché non una? Perché ti tieni?”
Ho via via maturato una insofferenza verso il mezzo. Una insofferenza lenta e indecisa che non lascia spazi a ripensamenti e slanci.
“Sei pazzo? Non prendo il dolce! Al massimo ne assaggio un po’ del tuo.”
Il mezzo è rinuncia incompleta, onestà parziale, castità incompiuta.
“Per venirti a trovare ho preso mezza giornata di ferie. Bravo figlio mio, ma non valevo una giornata intera?”
Il mezzo è sconfitta a tavolino o anche vittoria a tavolino, senza meriti, senza goal. E senza quel minimo di gloria è sempre una sconfitta.
“Invitante quella pasta, me ne porta una mezza porzione?”
Il mezzo è potenziale inespresso, è rinuncia, è incompiutezza. Non è proiezione di completo, non è potenzialità. È assaggio e sputo. Paura latente, mancata felicità. Ma prima o poi mi prendo la briga di andare in fondo.

Advertisements

38 comments

  1. Da chi nel mezzo non ha mai trovato la sua posizione, da chi ha aggredito la vita a morsi non accontentandosi mai, da chi ha lottato, rischiato, perso, da chi non si è risparmiata, ti dico che forse, forse … la vita a metà è sottovalutata e ha dei suoi pregi, oltre che vantaggi intrinseci. E non c’è in me un’oncia di giudizio per chi ha deciso (ma poi, si decide davvero? ) di vivere così. Se tu decidi però di prenderti la briga di andare fino in fondo, sappi che il bicchiere che ti rimane in mano potrebbe essere quello completamente vuoto. Bellissimo pezzo, uno dei tuoi più belli. Buona giornata.

  2. Trovo il post molto interessante, un bel punto di vista su cui riflettere.
    Io il mezzo l’ho sempre vissuto diversamente pero’.

    Sono sazio dopo un pranzo sublime e pieno. Arrivo ai dolci che scoppio e c’è li il mio dolce preferito. Se ne mangio un pezzo intero rischio di vomitare.. magari solo assaggiandolo riesco nell’impresa di sentirmi solo pieno. Ne prendo metà, almeno ne gusto il sapore piuttosto che immaginarmelo!

    Sono di fronte ad un pasto che non ho mai assaggiato. Ho paura che mi faccia davvero ca..re.. ma non voglio lasciarmi rimpianti, magari è buonissimo. Allora ne assaggio un po’, se mi piace mi prendo tutto il resto, altrimenti non spreco quello che ad altri potrebbe piacere!

  3. La meraviglia di questo post è proprio che comprende il suo opposto. Per chi il bicchiere lo vede mezzo pieno, è tutto il contrario di così.
    La bellezza della varietà.

    Il mezzo è potenziale che inizia ad esprimersi, è ricerca, è tentativo. E’ proiezione di completo, è potenzialità. E’ fugace assaggio. Paura mancata, felicità incipiente. Ma prima o poi mi prendo la briga di andare in fondo.

    Perdona il gioco ;)

  4. il completo spaventa, non è umano, ma arriva un momento in cui vivere a metà non basta più, e si cominciano a cercare i tasselli mancanti del nostro puzzle, e lo si scopre talmente bello che lo si vuole preservare per intero.

  5. se lasci il bicchiere a metà troppo a lungo sul fondo possono formarsi quelle alghette schifosette e un po’ puzzolenti, dopo un primo assaggio, se ne vale la pena, meglio andare fino in fondo

  6. E non cerchi la tua metà?
    Sentivo oggi parlare di Platone che diceva come all’inizio l’uomo avesse quattro braccia e quattro gambe, poi Zeus invidioso, temendolo, lo divise in due e da allora cerchiamo la nostra metà. Quando siamo in coppia siamo un uomo intero (persona si dovrebbe dire).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...