yoga

Zen-zero

mattinamareArrivo in spiaggia presto, prima di tutti gli altri e lo vedo. Non c’è ancora nessuno, nessun altro. Solo qualcuno col cane, ma è così lontano che non capisco se è un uomo o una donna. Invece lui è lì, fermo. È rivolto verso il mare, seduto per terra, la schiena dritta.
Mi fermo molto indietro, mi sembra quasi di disturbare avvicinandomi troppo. Le distanze giuste dipendono molto dall’ora e l’alba è l’ora della solitudine.
Faccio il mio stretching e cerco di non guardarlo di non pensarci. Ma mi colpisce quella figura. Fa fresco e ha il collo del golfino alzato. Forse sta meditando. Yoga? Dovrei vedere se ha le gambe intrecciate. Ma poi conosco troppo poco quella disciplina che se anche vedessi come ha intrecciato le gambe non saprei decifrare la posizione.
Forse è un qualche rito del risveglio, del sole. Forse è un maestro Zen. Forse. Che pensiero strano.
Intanto conto a mente i venti secondi del mio stretching e mi  sento piccolo. Come se quello che faccio io avesse perduto di colpo importanza. Continuo a pensare con uno strano rispetto a quanto deve essere interessante alzarsi presto, andare in riva al mare e meditare. Io invece mi alzo per correre. Mi immagino al suo posto. Un po’ mi viene da ridere, ma smetto subito. Mi affascina questo pensiero. Quanta ansia messa da parte. Quanto equilibrio. Quanta consapevolezza, forse. Di cosa poi non conta. Consapevolezza. Questo mi ispira quello sconosciuto in riva al mare.
Continuo il mio stretching quando vedo che si muove. Si alza. Non aveva le gambe intrecciate, era solo seduto. Prende il quotidiano che stava leggendo. Si alza e se ne va, accendendosi una sigaretta.
Come sono interessanti le vite degli altri, quando non le conosciamo.