vecchietto

Io devo correre

scarpavecchia

Scrivevo tempo fa di un vecchietto sconosciuto, che incontro spesso quando vado a correre. Nella mia mente avevo costruito tutto un personaggio complicato che mi piaceva molto. Ne parlavo ai miei figli dicendo loro “Vorrei avere ancora la voglia di correre, a quell’età”.
Poi nel parcheggio della scuola, un giorno in cui sono andato fuori dagli orari soliti l’ho incontrato.
Mi sono avvicinato con un sorriso e, vedendomi in giacca e cravatta invece che in maglietta e pantaloncini, ci ha messo un po’ a riconoscermi.
“Buongiorno, ci incontriamo sempre la mattina, quando andiamo a correre…” – Aprendo un sorriso che speravo tanto venisse accolto con un altro.
“Ciao bello!  Che piacere”.
Ci siamo stretti la mano, come due vecchi amici.
Volevo verificare se il romanzo che nella mia mente avevo scritto su di lui avesse un qualche riscontro.
Gli sparato una frase molto retorica che però (è questo il brutto) è una cosa che penso davvero. “Ho raccontato ai miei figli che la vedo correre, ho detto Guardate che bravo! Spero di avere sempre voglia di correre quando avrò la sua età…”
E lui senza lasciarmi la mano mi racconta un frammento della sua vita.
“Ma io devo correre. Mia figlia ha due bambini di dieci e cinque anni. E il marito, il compagno, insomma… se n’è andato che lei è ancora giovane…”
Non capisco se l’ha lasciata o se è morto, ma non chiedo. Lui continua.
“Quindi io devo prendermi cura di loro. E non posso farlo come un vecchio. Io devo correre, devo tenermi in forma. Non per me, per loro”
Questa strana rivelazione mi imbarazza, come mi lascia un leggero disagio notare i denti che mancano.
Vorrei dirgli qualcosa di rassicurante, di consolatorio, ma adesso ho solo fretta di liberarmi da quella stretta. Trovo il modo di salutarlo e di complimentarmi per l’impegno nella corsa. Non è un grande argomento, ma non ne trovo di migliori.
Saluto e salgo in auto con un certo sollievo.
Le vite degli altri sono sempre più belle quando le sceneggiamo noi.