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La stramaledetta A4

maledettaa4Marco è sulla stramaledetta A4. Nell’ora di punta a tutta velocità.
Tutti attaccati uno all’altro. Chi non la percorre quotidianamente, non si capacita come mai in questo traffico nervoso e aderente non ci sia un incidente ogni chilometro.
Tutti incanalati veloci coi nervi del piede destro a fior di pelle. Pronti a passare in una frazione di secondo dall’acceleratore al freno. Ma intanto premono la tavoletta. Danno gas.

Marco oggi è diverso. Sta correndo per un appuntamento che non so, non sa. Deve passare in ufficio a prendere il campionario. Poi di corsa nell’ufficio acquisti.
Potrebbe essere una svolta per la sua carriera, riuscire a trovare l’apertura con la SPR di Garigliate. Anche se è solo la sede italiana, quella è una multinazionale che spende diverse decine di milioni, solo in Italia. Entrare sarebbe aggiungere una riga in grassetto sul suo curriculum.

Marco corre, non vuole arrivare in ritardo. Non può. Ecco: non può. Gli viene in mente questa parola e gli risulta sgradevole.
Marco corre ma qualcosa manca. Come se si fosse dimenticato di fare benzina al cuore.
Marco vuole arrivare presto. Ma quando si sposta quell’idiota qui davanti, ma quando, quando, quando?

Un livore quotidiano e automobilistico. Sa che non dovrebbe prendersela così, ma un istante dopo aver formulato il pensiero è più nero di prima. A un certo punto pensa al senso di tutto ciò. Alla direzione di questa vita. Nel traffico di routine i pensieri vanno più forte degli autoveicoli. Marco corre ma non sente più lo stesso accanimento. Lo stesso divertimento che provava nel portare a casa un contratto di questo tipo.

Mette la freccia a destra. Esce al primo casello e cerca un bar che abbia i tavolini fuori. Trova il coraggio di fermarsi. Oggi non ci andrà alla SPR. Al diavolo. Se hanno bisogno aspettano.
C’è il primo sole di questa primavera. Una vita sempre in corsia di accelerazione non gli dice più niente. Troppo a ridosso degli stop di chi ti precede non sai vedere la direzione.
Serve un po’ di distanza. Lasciare sfilare gli altri.

Mi porta un’acqua brillante, per favore. Sì, aspetto. Non è un grande bar, non è una gran vista. E’ un inizio, quello sì. Un inizio.

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A tempo perso

tempo, gestione del tempo, scadenze, stress, schedule, to do, metodo di gestione del tempoNormalmente non sono ansioso. Normalmente ho imparato a guardare in faccia lo stress. Evito di chiamarlo col suo nome. Piuttosto gli sorrido e lui se ne va, deluso di non essere riuscito a rovinarmi la giornata.
Ma ci sono giorni in cui mi sembra di non riuscire a vedere la fine di quello che sto facendo. Mi sembra di essere sempre in ritardo. Sento che non riuscirò a rispettare le scadenze, i tempi, gli appuntamenti.
E come reazione mi comporto in modo irrazionale.
Per esempio se ho un libro da studiare o un lavoro da finire cerco di stimare quanto mi manca per finirlo. Conto le pagine, stimo la fine dei lavoro. Ma facendo così perdo ancora più tempo e non procedo di un passo.
Ma oggi ho trovato un nuovo modo di perdere tempo: scrivere questo post sul tempo perso.
A tempo perso.