soldi

Contributi involontari

Poi capita che la scuola elementare e materna distribuisca un foglio. Uno per ogni figlio. Un foglio anche scritto benino, se paragonato al linguaggio burocratico standard che non riescono a togliersi di dosso. Vanno subito al punto. Dicono che la scuola non ha soldi e che chiedono un contributo volontario di 30 euro per ogni bambino. E’ una scuola pubblica, che sosteniamo con le nostre imposte, a scanso di equivoci. Ma probabilmente questo è superfluo precisarlo.

Ma i soldi che arrivano dalle nostre tasse non bastano, non ne arrivano più. Dieci euro andranno alla classe, gli altri venti alla scuola. Spiegano a voce: non abbiamo toner, niente carta, finita la cancelleria.

Mi nasce un senso di ribellione: “Eh no: per la classe dei miei figli, li verso volentieri, per pagare la cancelleria della scuola no”. Ma poi penso alla impotenza di chi in quella scuola ci lavora. E ci mette passione. E non ha neanche la possibilità di fare fotocopie per i propri alunni. E tutto l’entusiasmo si spegne sul tasto verde di una fotocopiatrice.

E allora il mio senso di ingiustizia avara si sgretola. Non di colpo: un po’ alla volta. E tutte le altre obiezioni le brontolo lo stesso, ma più per seguire un rituale che per ceracare seguaci.  “Che cosa succede a chi non vuole pagare e a chi si dimentica? Qualcuno glieli chiede o va tutto in cavalleria”.  Ok ok, nessuno glieli chiederà. E non è giusto. Ma mi si para davanti quel senso di impotenza. E il mio senso di rivalsa cambia direzione. E non lo punto contro chi chiede i soldi, ma contro chi ha ridotto la scuola così. Perchè io ci credo che sia fondamentale dare una buona scuola ai bambini. A quei bambini. Ai nostri figli.

E non mi sembra giusto, che alla fine una Scuola sia ridotta ad elemosinare 30 euro. E allora sono persino grato a chi si prende la briga di chiedermeli, quei 30 euro. Come un questuante qualsiasi…