rompere

Si rompono

si rompono le ruote delle macchinineSi rompono le ruote delle macchinine. E un figlio viene a chiederti “Papà è la mia preferita, me la aggiusti?”. E allora cerchi di spiegargli che non è una tragedia. Che tutto si rompe, che ne ha tante altre. Che non tutto si riesce ad aggiustare, a volte proprio non si riesce.

Si rompono le tazze. Anche le tazze preferite. Quelle che una sorella con cui litigavi sempre, ti ha portato da un mese di lavoro in Irlanda. E non l’aspettavi. E adesso vale più di tutti i servizi da tè del mondo. E quando si rompono queste cose, non c’è colla o mastice che tenga.

Si rompono le amicizie. Magari per una frase detta con leggerezza e che alla fine non riesci più a recuperare. Ma è solo perché una crepa c’era. Solo che era meno evidente di quella di una tazza. Una crepa fatta di due vite che sono state vicine e che sono cresciute in direzioni diverse. E per fortuna non ci proviamo neanche con la colla, lo sappiamo che sarebbe un errore. Lo abbiamo imparato dalle tazze.

Si rompono gli elettrodomestici fuori garanzia. Magari appena fuori. Comunque sempre prima di quando avevamo pensato di cambiarli. E viene una rabbia impotente, quando ti dicono che l’uscita di quello che dovrebbe venire a vedere il guasto ti costa quasi come comprarlo nuovo. E allora sei costretto a buttare, ricomprare. Nessun riciclo, nessun uso virtuoso. Costretto a ricomprare.

Si rompono le lastre di ghiaccio, sotto gli stivali della nostra infanzia. Quando su pozzanghere ghiacciate ci sognavamo pattinatori. E capisci di essere solo un rompighiaccio infreddolito e goffo.

Si rompono i nostri piani per il futuro. Quello che scrivevamo da piccoli. Quello dove dovevamo fare gli astronauti, i pompieri, calciatori, o salvare il mondo. E ci ritroviamo a indossare cravatte, invece che caschi spaziali.

Si rompono le ruote delle macchinine. E cominci a capire che forse sì: se sai usare gli occhi giusti, può essere una tragedia.

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