riprendersi

In zona disco orario

martaspetta

Marta ha un gatto bianco, due cani grossi. Più che cani sembrano degli enormi serbatoi di bava: scuri, a pelo raso, sembrano persino intelligenti, se ci parli lontano dall’ora dei pasti.
Marta è vicina ai quaranta, non ricorda se di qua o di là, e mette in fila le cose che non sono state. Ti parla dei suoi programmi ma finisce senza accorgersi per parlare di storie che ha vissuto. Il suo futuro è saldamente ancorato al passato, tanto che un po’ non ci si crede. Aveva più certezze, Marta, ma ha dovuto fare i conti, reinventarsi, capirsi da zero. Si ripete che vale molto, e glielo dicono anche i suoi amici. Ma oggi si deve accontentare di un lavoro precario, di un amore indeciso, di un posteggio temporaneo. Vive in zona disco orario, Marta. Deve sempre cambiare il disco e mettere altre monete nel parchimetro.

Fuori è autunno e questo a Marta proprio non va giù. Dovrebbe vivere in un posto dove a ottobre ti trovi davanti, in cielo, un grosso tasto skip. Uno di quei tasti che ti portano alla canzone dopo, direttamente al prossimo aprile, per cominciare con la giusta rincorsa un’altra estate. E se quel tasto funziona va bene anche una canzone stupida, di quelle per l’estate. Perché Marta è una donna da mare. Una donna da amare, anche, forse; ma sicuramente una donna da mare.

Adesso con questo buio che arriva presto, le pesa uscire di casa quando non deve. E appena ha mezz’ora si butta sotto le coperte. Chiude le persiane anticipando il buio di un paio d’ore. Cerca nelle coccole di uno di quei serbatoi pelosi un affetto sincero. Nelle coperte invece cerca una protezione. Si fa una tana dove è bello sentirsi al sicuro. Come se fuori ci fosse il freddo, come se fuori ci fosse una minaccia, come se fuori ci fosse qualcosa di più duro dell’indifferenza. E allora su, si tira su le lenzuola col pizzo antico di San Gallo che avvolgono le coperte e, sotto tutto quel peso, lei. I calzini buttati per terra come quei pensieri senza ossigeno. Marta, da dentro, sogna un amore da rincorrere. Un amore che la tiri fuori da quelle coperte per correre nel fango, sopra le foglie, non importa se è autunno. Un amore che magari poi la ributti dentro quelle lenzuola, ma non per nascondersi.

Ma invece per oggi sta lì, senza progetti. Anestetizzandosi con uno schermo che dopo un po’ le fa male agli occhi. Quegli occhi che, a poterli confrontare, avrebbero lo stesso colore del cielo a quest’ora. Ma bisognerebbe essere fuori per accorgersene.
E invece Marta è lì che aspetta. Un amore, un odore, un’estate, un aprile.


photo credit: Paola Blondi www.blondi.info
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