poliuretano

Poliuretano

Fiore in realtà si chiama Florian. Ma da quando è in poliuretanoItalia si è abituato a farsi chiamare così. Per semplicità. Ormai si è abituato a tante cose.
Si è abituato a non pensare al futuro.
Si è abituato a chiamare casa un posto in cui si vergognerebbe di ospitare vecchi amici.Si è abituato a uno sguardo freddo, quando il suo accento tradisce il suo non essere italiano.
Si è persino dimenticato il diploma quasi a pieni voti che ha preso da ragazzo. Non gli serve, qui. Gli serviva un lavoro e ne ha trovati tanti. Tanti lavori che tutti assieme non ne fanno uno vero. Ma bastano per prendere una macchina per tornare a casa d’estate e sembrare un vincitore, uno che ce l’ha fatta.
Florian si è abituato a farsi andare bene le domeniche con la sigaretta in bocca e la tv satellitare. Così senza pensare troppo.
Da qualche tempo gli hanno presentato una donna Anna. Tra di loro parlano un italiano buffo. Ma è una delle poche cose che hanno in comune. A parte la solitudine.
Intanto che installa una parete di cartongesso, a casa di italiani normali che vogliono risparmiare l’IVA sui lavori, pensa a lei. Cerca di capire cosa prova per lei.
Intanto liscia, coibenta, isola. Perché Florian è bravo davvero in questo lavoro.
Usa il poliuretano spray. Lo vede uscire come schiuma quasi liquida dalla bomboletta. Sente il solvente evaporare presto e la schiuma indurirsi. Solidificarsi. Fare il suo lavoro. Riguarda quel lavoro perfetto e sorride, sovrapponendo il pensiero sull’amore a quello sul poliuretano.
Va a espandersi dove trova un buco, una crepa, un vuoto. Va lì e si solidifica e sembra perfetto. Sembra sia nato per stare lì.
Poi, segretamente orgoglioso di questa poesia va avanti. E si dice che sì, che bisogna crederci davvero. Che lui ci crede davvero a questa cosa. Florian crede davvero al potere universale del poliuretano.

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