poeti

Non sopporto le poesie

poesia, poeti, circolo dei poetiNon sopporto le poesie
perché non dicono mai la verità
forzano le parole in versi
le spingono, le schiacciano

Non sopporto le poesie
perché dietro hanno i poeti
esseri permalosi
che generalizzano sempre

Non sopporto le poesie
perché quando inizio a seguire
un discorso vanno a
capo. Così.

Non sopporto le poesie
perché non parlano della realtà
ma solo dei poeti
esseri irreali con la corona

Non sopporto le poesie
perché contengono parole
tipo cinto d’alloro che io al massimo
metto nell’arrosto

Non sopporto le poesie
perché sono come la pennellata
di un pittore che disegna fumo
Ma il fumo è diverso, si dissolve, sale, vive

Non sopporto le poesie
perché i poeti anelano all‘infinito
ma finiscono spesso
per rinchiudersi in circoli

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C’è nostalgia e nostalgia

Ci sono nostalgie che vanno bene solo per i poeti tristi. Robaccia.
Inutili scatole da tenere nell’armadio solo per la paura di buttarle vie. Perché magari un giorno ci serviranno e avremo il rimpianto di non averle tenute. Tanto poi lo sappiamo che prenderanno solo posto. Lo sappiamo da adesso. Ma non abbiamo il coraggio di liberarcene.

Invece ci sono nostalgie belle. Sì, lo so: nella nostalgia c’è il dolore. Persino nel suo etimo non è difficile da individuare. Ma ci sono davvero nostalgie belle.
Si sente il dolore, ma si sente lontano. E si viene sopraffatti da uno stupore sognante, che lenisce questa mancanza.

Quando avevo una decina di anni siamo andati al mare in giornata. Ai lidi ferraresi, distanti (chissa?) un paio d’ore da dove ci trovavamo. Ci siamo andati con la mia famiglia e quella di un cugino di mio padre. Famiglia che aveva ritmi e figli paragonabili a noi. Il mare non dev’essere stato niente di speciale, perché l’ho dimenticato subito.
Ma a un chiosco abbiamo preso dei cosi fritti. Ce li hanno dati in una carta di quotidiano, che a vederlo così non sembrava tanto pulito.C’è da dire che prima dell’era del colesterolo, il pesce si mangiava poco. (Capita quando nasci in una regione senza mare.)

Ma quei pesciolini, quei gamberetti, quei calamaretti, quei qualunquecosafossero erano davvero buonissimi.
Tanto buoni da avermi lasciato una nostalgia per quel posto, quel momento, quel cartoccio.

Ecco: queste sono le nostalgie buone. Quelle che ti lasciano un sapore in bocca e nella testa. E non ti impegnano spazio negli armadi e nel cuore.