pettegole

irrita

lucchettoapertoQuello che scrivo non ha niente di vergognoso. Nessuna rivelazione. Neanche l’ombra di qualcosa di scabroso. Nulla di morboso. Niente.
A volte ci metto ricordi, che mi spiace vedere svanire e che avrei voglia di raccontare ancora (chissà quando, chissà a chi). A volte ci metto situazioni quotidiane, momenti, istanti. A volte addirittura racconti del tutto campati in aria. Per descrivere anche una sensazione, costruendoci attorno personaggi e movimenti inesistenti.

Non ho mai avuto particolari paturnie per la riservatezza. Conosco internet abbastanza da capire che se pubblico qualcosa, poi non posso frignare se viene letto. Questo sito è facilmente raggiungibile con una ricerca per nome e cognome.
Ma quando ho saputo che queste poche righe estemporanee sono diventate un argomento di conversazione in ufficio, questa cosa mi ha irritato.
Non capisco come una cosa così poco attraente, trasparente, non nascosta, non segreta, sia potuta diventare un pettegolezzo sgonfio.
Mi irrita che risposte date con molta tranquillità a domande precise “Sì ero io, sì l’ho scritto io” siano diventati un chiavistello per congetture sbagliate. E la cosa che non accetto è che questo pettegolezzo pigro riesca a mettermi di cattivo umore.
Non è una fiducia tradita, non è una password violata, un segreto svelato. Non è niente.
Solo che irrìta.

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