pesce grosso

Un pesciolino rosso

pescerossogrossoNei giorni di Pasqua sono stato dai miei, nel mantovano. Siamo andati anche a trovare quella che per me è la nonna Margherita e che per i miei figli è la bisnonna. Abita a poche centinaia di metri.
Essendo nata nel 1921, ha superato abbondantemente i novanta anni. È a letto da quando, lo scorso anno, si è rotta un femore in casa. Non si capisce se sia caduta per la frattura o si sia fratturata per la caduta. Il risultato non cambia: è a letto. E non sembra ci siano molte probabilità che si rialzi. Un po’ per la sua paura di farsi male, un po’ perché è sempre stata fatalista e ha assecondato gli eventi che le sono capitati. Ha vissuto tutta la sua vita con grande timore e un atteggiamento fin troppo cauto. Direi rinunciatario, se non fosse una espressione brutta.

Dopo aver chiesto un bacino ai bambini, ha chiesto loro della scuola. Stupendosi che fossero già in terza, prima e… insomma all’asilo i conteggi delle classi vengono male.

Ad un certo punto, ad un Luca che aveva solo fretta di andare nel bosco di Ermes a cercare uova, fango, foglie, piume e nidi ha detto: “Sei già in prima! Io quando ero in prima ero paurosa. Ma un giorno ho dovuto dire una poesia. Una poesia che mi ha colpito così tanto che quando l’ho detta non riuscivo a smettere di piangere per la commozione”. Mi ha stupito questo ricordo lontano. Ma ancora di più mi ha stupito il seguito. Socchiudendo appena un po’ gli occhi, come per rivedere un film, ha cominciato a declamarla. Senza pause, senza tentennamenti:

C’era una volta un pesciolino rosso
che nuotava pacifico nel mare
quand’ecco venne avanti un pesce grosso
che in un boccone lo voleva mangiare
fece il piccino una gran riverenza:
“Oh signor pesce grosso abbia pietà di me,
perché vuol rovinarmi l’esistenza
un bocconcin più o meno a lei che fa?!”
“Ma” fece l’altro pur molto commosso
“anch’io morrei se non mangiassi più
e tra un pesce piccino e un pesce grosso
tanto va caro mio che muori tu”.
Di compassione aveva il cuore oppresso,
ma si fe’ forza e… ahm lo mangiò lo stesso.

Poi, come era arrivata, questa lucidità estrema l’ha un po’ abbandonata. Mi ha chiesto se avessi finito gli studi e se avessi un lavoro. Le ho risposto con un sorriso: non voleva informazioni, solo rassicurazioni.

Sono tornato a casa cercando di mantenere i piccoli ciclisti sul lato giusto della strada. Stupito e ammirato per quello che avevo appena visto.
Ma quel lampo di memoria, quel salto indietro di quasi un secolo mi ha davvero lasciato senza parole. Facendo due conti veloci, quel flash-back arrivava in una anonima aula di scuola elementare del Bonizzo di Borgofranco Po. Nel pieno degli anni Venti del secolo scorso.

Mi sono sforzato di ricordare qualche parola chiave, da poter mettere in un motore di ricerca. Per poi raccontarvi questa storia. Allora: proviamo con “Pesciolino rosso pesce grosso commosso”… Invio.

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