passato

La gonna grigia

lagonnagrigiaOggi fa freddo. Uno di quei freddi che porta la gente a lamentarsi oltre la media stagionale. Qui dove vivo adesso è il primo giorno di freddo che punge un po’ le mani. Che ti rinfaccia che dovevi prendere la sciarpa quando ormai sei per strada.
In auto stamattina ho incrociato una giovane donna, lei a piedi. Gonna grigia di lana, calze nere spesse, stivali neri bassi. Una giacca pesante e la borsa enorme. Mi è restata negli occhi.

Mi ha ricordato te. Che nella tua borsa ci portavi il mondo e poi non trovavi niente. Che avevi gonne di lana e non sapevi che scarpe metterti e finiva che continuavi a guardarle insoddisfatte anche quando parlavamo. Tu che in giornate come queste avevi la punta del naso rosso e le gote fredde. E soffiavi via i capelli dagli occhi, per non dover tirar fuori le mani dalle tasche.
Mi ricorda te, che battevi i piedi in macchina aspettando che il vetro tornasse trasparente per partire. Mettevi le mani sotto le gambe per scaldarle e non riuscivi neanche a finire una frase, tanta era la voglia di cominciarne un’altra.
Chissà come li ricordi tu, quei mesi. Le tisane al circolone, le sere a ritagliare figure di carta per il regalo a Paola, la chitarra sui sassi del letto del fiume. E la nebbia i chilometri i caselli.

Ho voglia di chiamarti. Come per leggere le schede in coda a un film di quelli belli. Quelle schede che ti dicono come è andata a finire.
Ma adesso son già partiti i titoli di coda e tutti si alzano. E mi alzo anche io, senza controllare se il tuo numero ce l’ho ancora.

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Dieci

dieciDieci anni fa mi sono svegliato presto. Era un sabato. Sono arrivati mio fratello e mia sorella. Facevano gli spiritosi con una macchina fotografica bella. Di quelle con il rullino, che adesso sembra preistoria. Mi davano del romano, anche se lo ero da poco. Mi sono preparato e senza nessuna ansia siamo andati alla cerimonia.
Ma ci pensi, Francesca? Sono dieci anni. Dieci anni oggi.
Ci siamo detti allora che quel giorno non era importante. Non è il giorno del matrimonio, gli amici e parenti, la riuscita di una festa. Lì c’era solo lo starter con la pistola al cielo.
Poi tutta la forza e la resistenza, tutto l’impegno e il sudore, tutto il sacrificio e la gioia l’abbiamo dovuta mettere noi. Giorno per giorno. Metro dopo metro. Passo dopo passo. Mentre starter e pubblico restavano alla partenza.
Come ci sognavamo dieci anni fa? Non lo so. Il ricordo rischia falsare i colori e i contrasti. Restituisce foto non sincere.
Abbiamo tre bei bambini, ormai grandi. Che se dobbiamo essere onesti, oltre alla tanta fatica quotidiana ci danno anche soddisfazioni. Non abbiamo grossi problemi. Non abbiamo grandi ansie. Qualche viaggio riusciamo a farlo. Guarda, se avessimo fatto un elenco di quello che sognavamo dieci anni fa adesso dovremmo spuntare quasi tutte le voci con un “fatto”. Ma gli elenchi mentono, sembra tutto facile, guardando all’indietro.
Godiamoci questo tempo, Francesca. Senza troppa ansia di fare, di programmare, di fare bilanci.
Ah, dimenticavo: grazie Francesca.