Parigi

Sulla balaustra

invalides

“Ma co…?  Ma perché diavolo… Cosa ci fate lì? Su quella balaustra? Scendete di lì, non fate pazzie…”

Ma Michel aveva scavalcato la ringhiera di marmo e si godeva la gloria incommensurabile di quei momenti. Faceva i conti col vento freddo di quel tardo pomeriggio. Un vento sincero che gli sbatteva dritto in faccia e lo faceva lacrimare. Il bavero della giacca era alzato, strano istinto per un aspirante suicida, quello di evitare il raffreddore.

“Mi hanno riferito che eravate qui e mi sono precipitato, amico mio. Vi prego, non fate pazzie… Scendete di lì!”

Michel sentiva appena la voce familiare del vecchio amico, l’unico forse che ne conosceva a fondo la storia e (forse) i tormenti. Guardava in giù senza vertigini. Solo un leggero fastidio per il piano mobile dell’acqua che scorreva inospitale qualche metro sotto.

“Non sarà per quella donna? Scendete, parliamone. Solo io e voi, amico mio. Solo io e voi. Ma vi prego, non fate pazzie”

Michel si chiedeva incuriosito perché morire senza volontà, senza forze, senza messaggi, senza gioventù era considerato cosa degna. Mentre morire giovane, forte, con lucidità fosse così disdicevole.

“Non siate sciocco, non atteggiatevi a poeta incompreso. Voi siete un artista, un artista vero. Non scimmiottate le ballerine di fila, che fanno tragedie per un nonnulla. Quella donna poi lo sapevate dall’inizio che non poteva essere cosa per voi. Ha marito, santo cielo! Non importa quanto amore e quanta pelle vi ha fatto toccare. Lo sapevate dall’inizio che non era cosa per voi, che potevate avere lei ma non i suoi progetti”

Michel si sentiva punto da quelle riflessioni, come da quel vento. Ma sentiva di non avere più nessuna necessità di difendere una dignità di facciata. Le parole dell’amico gli facevano allo stesso tempo bene e male. Era toccato dai loro spigoli vivi,  ma era genuinamente grato di tutta quella sincerità.

“E poi, consentitemi, che senso ha un gesto di questo tipo dal Pont des Invalides? Il Pont des invalides, capite? Guardatevi attorno, non ha niente di memorabile questo ponte. Un simile epico errore andrebbe commesso dal Pont Neuf, per dire. O almeno dal Pont des Arts! Che non sarà un granché ma è senz’altro più evocativo di questo ponte per mezze maniche distratti! La vedete la banalità di questo marmo bianco e regolare?”

Michel era divertito dalla intelligenza del discorso. Questionare di ponti persino di fronte alla prospettiva di mettere fine anzitempo alla propria vita. Sorrise, ma nessuno del gruppo di curiosi fermatosi a rispettosa distanza se ne avvide.

“E poi, non vi ho detto, mio zio Pascal mi ha mandato il suo foie gras dall’Aquitania. Ricordate il foie gras di mio zio Pascal, vero? Accompagnandolo a un Château Latour del 1909 farebbe risvegliare i morti! Scendete di lì, vecchio mio, venite con me”

Michel era assolutamente divertito. Fermamente sicuro del suo amore e nella sua disperazione. Sicuro della sincerità del suo gesto. Sicuro della supremazia dello Château Latour del 1909. Si decise finalmente. Indossò il suo migliore sorriso e fece un piccolo balzo dalla balaustra.

Come potete non andare a Disneyland Paris?

eurodisneyAbbiamo deciso di andare a Parigi fuori stagione. Che è un controsenso, perché non c’è una stagione giusta per visitare una città viva. Ma ottobre andava bene e siamo partiti. Anche per prenderci una piccola rivincita su una estate con qualche preoccupazione di troppo.
Partiamo con bagagli a mano e tre bambini per mano.

Ma ancora prima di partire un coro di consiglieri mai interpellati,k ha cominciato con la litania: “Ma quando andate a Disneyland®Paris?” “Ma come non andate a Disneyland®Paris?” “Non potete andare a Parigi senza andare a Disneyland®Paris“.
E così via, in un crescendo di intensità e di necessità.
Tanto che persino io, che volevo portare i bambini a vedere Parigi (intesa come capitale francese, non come sobborgo di Disneyland®Paris) ho cominciato a farmi venire qualche dubbio.
Cominciavo a chiedermi: “Magari è una inutile privazione. Magari è una rinuncia decisa da me e inflitta ai piccoli”. Ma abbiamo tenuto il punto.
Perché ci sembrava assurdo, in soli quattro giorni, perderne un paio per un parco divertimenti.

Alla fine abbiamo camminato. Abbiamo visitato il Museo d’Orsay, il Louvre, la Torre Eiffel, la Tuileries, Notre Dame, la reggia di Versailles.
Siamo stati al Museo della Scienza e dell’Industria in uno spazio fantastico per i bambini. Siamo saliti sul sottomarino Argonaute.
Abbiamo passato un giorno al Centre Pompidou, con un piccolo treenne che con la Reflex al collo ha deciso che Mondrian “sono solo righe”. E siamo stati con matali nella sua Blobterre. E la stessa autrice si è sforzata di raccontarlo ai miei bimbi nel suo inaspettato italiano. Si sono mascherati, hanno parlato, hanno partecipato a questo mondo. Sono stati guardiani della biodiversità, signori della pioggia e delle piante.

Alla fine lo spettro di Disneyland®Paris si è fatto vivo solo all’aeroporto. Quando famiglie intere indossavano felpe tutte uguali, bambini trainavano trolley pixar® e bambini omologate avevano cerchietti per i capelli con il fiocco di Minnie®.
Con inaspettata generosità, mi sono sentito dire “E’ una delle vacanze più belle del mondo”.
A questo non devo aggiungere niente: solo dedicare questa vittoria morale al sindaco di Topolinia.