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Il canto delle sirene di un motore a scoppio

Franco uscì di casa e si mise le chiavi in tasca. “Ma sì. Meglio così” -pensava così forte che gli sembrava di sentirne il suono- “Queste due settimane arrivano proprio al momento giusto. Non si poteva andare avanti così”.
Ester partiva col suo compagno, una vacanza in moto. E non si sarebbero sentiti per un po’.
“Ma cosa ho da pretendere da lei? Mica stiamo assieme, mica ci siamo mai promessi niente”
La cosa strana è che, anche a sbobinarle completamente, non c’era gelosia nelle budella di Franco. Solo un senso cupo di impossibilità.
E dire che le settimane passate, era stato un susseguirsi di messaggi, di email, di contatti. Telefonate mai, ma era una continenza sonora che avevano scelto quasi implicitamente. Quasi come un vezzo.
Adesso Franco andava alla fermata, a inizio settembre, ripentendosi un numero eccessivo di “Ma sì”. Credendoci. E’ questo il bello, lui ci credeva, non si stava ingannando.
Franco non si sentiva in gara. A differenza del compagno di Ester, non era un tipo da due ruote. Non avrebbe abbandonato la finta sicurezza di quattro ruote, di un tettuccio fisso e di un triplo retrovisore.

Ester intanto, viveva bene la sua vacanza. La moto legava bene con il suo passato da ribelle. E lo stare dietro con il suo presente di testa a posto. Ipnotizzata dalla lusinga sonora di un motore a quattro tempi su strade tutto sommato dritte, pensava a Franco. Gli tornava come un pensiero troppo frequente. Immaginava le parole con cui descrivergli quelle spiagge, quelle strade, quegli odori, quei momenti. Momenti da cui Franco era escluso.

Non sapendo tutto questo, in una cosa Franco aveva perfettamente ragione. Nel suo ripetitivo  “Ma sì, meglio così”

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