incompletezza

In odio della metà

mezzo

Ho sempre vissuto a metà. Per non bruciarmi subito, per non sudare troppo, per non rischiare troppo.
“Guarda: possiamo vederci ma posso restare solo una mezz’ora. Perché non una? Perché ti tieni?”
Ho via via maturato una insofferenza verso il mezzo. Una insofferenza lenta e indecisa che non lascia spazi a ripensamenti e slanci.
“Sei pazzo? Non prendo il dolce! Al massimo ne assaggio un po’ del tuo.”
Il mezzo è rinuncia incompleta, onestà parziale, castità incompiuta.
“Per venirti a trovare ho preso mezza giornata di ferie. Bravo figlio mio, ma non valevo una giornata intera?”
Il mezzo è sconfitta a tavolino o anche vittoria a tavolino, senza meriti, senza goal. E senza quel minimo di gloria è sempre una sconfitta.
“Invitante quella pasta, me ne porta una mezza porzione?”
Il mezzo è potenziale inespresso, è rinuncia, è incompiutezza. Non è proiezione di completo, non è potenzialità. È assaggio e sputo. Paura latente, mancata felicità. Ma prima o poi mi prendo la briga di andare in fondo.

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