fraintesi

Sembra pistacchio.

gelato al pistacchio scioltoEsco da questa gelateria senza ambizioni con il mio cono da due euro e cinquanta in mano. E me lo guardo. Perché secondo me la scelta delle palline non deve basarsi solo sui gusti ma anche sui colori. Possono anche essere i gusti più buoni del mondo, ma se metti assieme crema, fiordilatte, cocco, viene fuori la lavatrice dei bianchi. Non un gelato come si deve. E poi a me il cocco non è mai piaciuto. Ma adesso non c’entra.

Intanto che mi lusingo papille e meningi con queste riflessioni attorno allo zero, faccio qualche passo e vedo una ragazza seduta sul cordolo del marciapiede.
La testa fra le mani. Lo smartphone in mano. Parla nervosamente con qualcuno, un’amica forse. Io nel frattempo mi sono seduto su una panchina, per gustarmi il mio cono in santa pace. Come un felino nella savana. Il caldo è lo stesso. La voglia di starmene da solo è la stessa.

Panchina e ragazza sono abbastanza lontani da non guardarci neanche. Ma abbastanza vicini da sentire le sue frasi al telefono.
“Sono disperata. Sono sfiduciata.”
Mi stupisce che una ventenne al mare, col ventre piattissimo, i capelli corti platinati senza averne troppo l’aria fastidiosa, usi il termine “sfiduciata”. Stona, in un certo senso.
“Vorrei essere abbracciata. Non importa da chi. Vorrei tornare ad avere fiducia.”
Mi immagino di alzarmi.
Di andare da lei e di proseguire io, quella conversazione di cui posso sentire solo la metà delle parole.

Direi: “Volentieri. Ma in quanto sfidato, tocca a me la scelta dell’arma. Ho braccia imprecise, posso usare le parole?”
“Si può abbracciare anche con le parole. In fondo è l’effetto che conta.”
“Allora cerco le parole lente, precise e sicure. Che ti facciano sentire tranquilla, come in una tenda quando fuori piove. Sincronizzando i battiti.”
“Sarebbe bello. Si. Una bella immagine…”
A parte l’odiosa sigaretta in bocca, non ha l’aspetto di una giovane donna smarrita sotto la pioggia. Ma di una ragazza forte. Dura. Che si prende quello che ha deciso di volere.
Glielo dico.
“È per questo che non mi abbraccia mai nessuno. Sembro davvero una che non ha bisogno di nulla. Una che non si smarrisce mai.”
Io, impertinente: “Prova a cambiare deodorante.”
Invece di guardarmi irritata capisce il mio gioco. Ride. Nascondo a fatica la mia contentezza. Ho raggiunto il mio scopo senza neanche dover appoggiare il cono.
Che poi il cono non si può appoggiare da nessuna parte. Ci vorrebbe un qualcuno che lo tenga al tuo posto, e che al tuo posto si faccia colare il pistacchio sulle mani.

Ecco. Inizia a colare. E questa goccia zuccherata e appiccicosa mi riporta alla realtà.
La sua conversazione è finita e io (come si conviene) non le ho detto niente.
Avrei dovuto premettere troppe avvertenze, avrei dovuto schivare troppi fraintesi, avrei dovuto…
Se ne va.
Finisco il gelato.
Mi resta un sapore strano. Sembra pistacchio, ma non è pistacchio.