febbre

Ti lascio tutto sul tavolo

spesa febbreScusa se entro in casa tua senza avvisare. So che la chiave è sempre lì, sotto lo zerbino. Quante volte ho detto che non dovresti, che così potrebbe entrare chiunque? Ma poi mi ripeto e lascio perdere.
Ti lascio due righe per spiegarti. Non ti sveglio, con quella febbre è meglio se dormi un po’.
Ho fatto la spesa per me, qui vicino, e ho pensato alla tua febbre e a portarti qualcosa. Mi sembrava un gesto che si intona bene alla nostra amicizia.
Ti lascio la sporta sul tavolo, poi vedi tu.
Ti ho messo un thermos con un po’ di brodino. No, non ridere: il brodino non è una cosa da vecchi. Prima o poi spero che tu capisca la bellezza di un brodino, per gli occhi e per il naso, prima che per il palato.
Ho preso dei mandarini e mele. Arance da spremuta no, erano brutte.
Ti ho preso il pane e la Settimana Enigmistica. Niente notizie, niente attualità.
Un mezzo litro di latte intero.
E otto pacchetti di fazzoletti di carta.
Ah la gamba di sedano è per me. Adoro quando sbuca dalla borsa della spesa, non farci caso.
Il foglio è quasi finito, quando ti svegli dimmi come stai.
Simone

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Febbrile

insonneTi giri. Ti rigiri. Ma quando ci sei venuto nel lettone, che non ti ho neanche sentito? Ho sentito invece tutti i calci che mi dai. Ho sentito quando ti scopri.
Il polpaccio è bollente, lo capisco perché ti scopri! La tachipirina ha finito il suo effetto e non voglio svegliare la mamma per chiedere a che ora te l’ha data, se sono passate le sei ore liturgiche. Ma tutte queste cose le dico solo a mente, non voglio svegliare il tuo sonno agitato.
Scalci, sogni, lotti. Si vede che l’inquietudine della febbre ti porta indietro di millenni. Sei uomo delle caverne, indossi un’ansia ancestrale. Un istinto di sopravvivenza che ti rende forte proprio quando sei debole.
Non fosse per la consapevolezza del tuo fastidio, direi che mi piace sentirti così, addosso, caldino, morbido.
Acc… altroché caldino! Guarda che calcione nella schiena che mi hai rifilato! Ti raddrizzo, prendendoti con due mani. Tu continua a combattere contro le tue tigri coi denti a sciabola. Scaccia orsi. Insegui mammuth.
Guardo il display luminoso della radiosveglia, sono le cinque. Troppo presto per alzarsi, troppo tardi per riprendere sonno. Cerco di calmarti con la mano e dopo almeno mille anni ci riesco.
Alle 6 e 45 la sveglia fa partire la solita stazione di musica classica. La spengo in un secondo, anche se il volume è basso. Tanto sono sveglio. Mi alzo. Tu resta a letto, adesso che dormi sereno. Deve essere stata dura, stanotte.