errori

Filastorta

C’era una volta un principe azzurro,
tutto il contrario di un uomo buzzurro,
era cresciuto a pane e romanzi,
“Salva una bella che poi ti fidanzi”.

Questo la mamma gli aveva insegnato
“La donna è indifesa, tu sei corazzato,
la donna è in balìa di mostri e grifoni,
tu sei cavaliere e ai draghi le suoni”.

C’era una volta una bella regina
Che crebbe sua figlia da crocerossina,
“Gli uomini, cara, non san quel che fanno,
tu devi aiutarli a non far troppo danno.

Più sembrano forti, più vanno salvati,
amati, vestiti, stirati e lavati.
ti guardano duri, ti parlano bruschi
ma sotto quel guscio son tanti molluschi”.

filastronza4s

Un giorno i due salvatori in potenza,
andarono a un party di beneficenza.
Lei vide un ragazzo spaurito e sperduto,
lui vide una donna in cerca di aiuto.

E prima che i tocchi dicessero “E’ tardi”,
scoccò la scintilla all’incrocio di sguardi.
Lei disse: “Ho capito il dolore che hai dentro…”
Lui: “Portami il drago, che in fronte lo centro”.

Lei: “…tu sei un bambino con occhi d’adulto…”
Lui: “… dai fatevi sotto o streghe d’occulto…”
Lei: “… il grande nemico è dentro te stesso…”
Lui: “… maghi e mannari venuti a congresso”.

Continuarono a lungo a salvarsi a vicenda
su ferite fantasma mettevan la benda.
Se lei riposava lui correva a baciarla
ché al sonno d’eterno doveva sottrarla.

E se lui si faceva di vino un bicchiere
lei già lo curava dal vizio del bere.
Poi giorno su giorno nel quotidiano
svanisce l’afflato, subentra l’umano.

Così quell’azzurro si stinge d’amore
arriva la rabbia più sorda, il livore
e dopo una vita passata a salvare,
capiscon che ha senso, a volte, sbagliare.

Scritta e riscritta, pur senza motivo,  con Enrica Tesio di tiasmo, a cui si deve l’idea originale. L’immagine invece è di una incauta torta nuziale, saggiamente manipolata.

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Sliding doors

Uno quando inizia ci mette anche tanto impegno. Se non tanto, almeno un po’ di più di quello riservato alle cose quotidiane. Cerca di non far fare al suo blog, la brutta fine che fanno la maggior parte dei blog. La fine dell’animale da compagnia regalato al bambino egoista. (E tutti i bambini lo sono). Che la prima settimana ci gioca. Lo scopre. Lo conosce piano piano. Dedicandogli tempo. Si industria per trovargli un nome. Ma non un nome qualsiasi. Proprio il suo nome. E poi già dalla seconda settimana, comincia a trovare noioso portarlo in giro. Gli dedica meno tempo. Gli si dedica meno. Meno.
Che se non fosse per la mamma, quell’animaletto potrebbe morire anche di fame. Dimenticato in un angolo dell’appartamento.

Per evitare di far fare al nostro blog la stessa misera fine, dovremmo pensarci prima. Prima di adottarlo e nutrirlo. Prima di farlo nostro e di dargli il nostro  nome.
Io ho deciso di fare così. Ci ho pensato tanto. Anche perché la pigrizia è una brutta bestia e io la mattina non ho tempo di portare il mio blog a pisciare. E di moderarne i latrati nelle notti di luna.
Ma alla fine ho fatto il grande passo e anche io ho un blog. Giovane. Non di razza, ma è mio. Gli ho dato affetto e mi ha restituito anche qualche soddisfazione. Con quella gratuità e quella docilità e quella mancanza di calcolo che non riusciamo a trovare negli umani.

E poi di colpo mi arriva una segnalazione. “Guarda che nelle informazioni dei tuoi messaggi, dopo la firma, l’indirizzo del tuo blog è sbagliato”. Impossibile. Ma poi, indugiando con crudeltà e precisione sulla natura dell’errore “hai invertito la e con la r, quindi non porta da nessuna parte”.
“sbagliato”.
“da nessuna parte”.
Ecco.  In un attimo mi passano davanti tutte le persone che, spinte da qualche sana curiosità o da qualche insano voyerismo, hanno cliccato su quel link. Link sbagliato, che non porta da nessuna parte, appunto. E che avrebbero potuto conoscermi meglio, tramite il mio blog. Magari fargli una carezza e dargli da mangiare. O semplicemente fermarsi a riflettere davanti a un suo guaito.

Quante occasioni perse. Quanti incontri mancati. E tutto per due tasti premuti nell’ordine invreso.