emozioni

Panni stesi sulla ringhiera

panni sulla righiera Mi è capitato di recente che mi presentassero persone nuove. Incontri fatti un po’ per caso. Amici di amici, come dicono i social network copiando la locuzione dalla mafia. E la cosa che più mi ha colpito è che qualcuno di loro mi ha detto “Ah, ho capito chi sei, sei quello che scrive qui e là!” Dove qui e là non erano posti vaghi ma l’indirizzo esatto degli account e dei siti che uso. La prima reazione è stato sentirmi spiato, radiografato, trafitto dalle loro letture a raggi x. Poi ho sentito immediatamente un calore strano. Forse le guance che arrossivano come mi succedeva alle medie oppure era proprio l’effetto della esposizione a quella radiazione inaspettata. Subito dopo ho ascoltato una immensa soddisfazione. Come se scrivere battute e racconti e qualche storiella avesse un senso. Perché, pensavo, scrivere non è mai un atto compiuto. L’azione dello scrivere si compie quando il messaggio arriva a qualcuno e lo cambia. Non parlo di grandi cambiamenti, parlo semplicemente di generare una riflessione o addirittura (esagero) un’emozione. Il pensiero di essere davanti a un video e a una tastiera e di riuscire a combinare le parole in modo che da qualche altro lato del mondo qualcuno legga e sorrida è qualcosa di sublime. Dice Alessio che “la scrittura è l’atto più privato che possa esserci” e che lui di conseguenza ha molte ritrosie nel farlo. Proprio lui che ragiona in modo conseguente, sceglie le parole giuste e le trova in fretta. È vero, è tutto vero. Ma anche un sorriso o una lacrima o un’incazzatura sono un moto privato. Eppure a volte ci sembra inevitabile mostrarle. Diventano un modo di stare al mondo, un gesto politico. Sono cresciuto in una realtà non omertosa, ma sicuramente riservata. Dove il voto e la busta paga sono cose da non discutere, neanche con gli amici. Una realtà dove i panni sporchi si lavano in casa e magari anche lo stendino va messo all’interno, in ossequio al decoro del condominio. Io non sono certo coraggioso. Ma mi sto prendendo il rischio di metterli a stendere sulla ringhiera che dà sul cortile, quei panni. E di sporgermi di fianco per salutare i vicini che passano.

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