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Non è che mi sono dimenticato

lettera

Carissima,
sono contento che tu mi abbia scritto. Mi hai scritto per gli auguri.
No, non per farmi gli auguri: solo per rinfacciarmi che mi sono dimenticato di dirti buon compleanno.
Mi chiami ancora “socio” come tanti anni e tanti chilometri fa. E questo mi piace. E mi piace che ci prendiamo ancora volentieri per i fondelli.
Mi spiace invece che ci sentiamo tre volte l’anno e ci vediamo con una frequenza che è l’inverso della frazione precedente. No, non strabuzzare gli occhi: scherzavo. Ah no, scusa, non volevo dire che hai gli occhi storti. On, no: l’ho detto!
E’ incredibile: anche per iscritto finiamo sempre per dire stupidate e divaghiamo.
Ma se non ti ho fatto gli auguri un motivo c’è. Ma non ce la faccio: tu meriti di più di una scusa banale. Di più di una spiegazione qualsiasi.
Per questo di scuse te ne ho scritte tante. E ti faccio anche scegliere quella che ti sta meglio addosso.

  • Scusa #1: Non è che mi sono dimenticato, è che voglio fartene due l’anno prossimo.
  • Scusa #2: Ti stavo mandando un bacio, ma ho pensato che a 33 anni, magari non era un bel gesto.
  • Scusa #3: Ma dai! Sono già passati 13 mesi? Dodici? Lo vedi che coi numeri sono una frana!
  • Scusa #4: No, non ho dimenticato il tuo compleanno. Ma ho visto su Voyager che il calendario va riscritto per i resti del bisestile, hai sentito anche tu, vero?
  • Scusa #5: Ormai sei grande e te lo possiamo dire. Sei adottata e sei nata in febbraio.
  • Scusa #6: Ho comprato un orologio bellissimo a New York. E’ perfetto, solo che non ho capito questa faccenda del mese al posto del giorno.
  • Scusa #7: Ma come? Volevo farti degli auguri speciali e ti ho mandato un mazzo di fiori per posta. Sono arrivati, vero?
  • Scusa #8: Compleanno? Fammi controllare: come hai detto di chiamarti…

E se non dovesse bastare, continuerò a chiedere alla gentaglia che mi rivolge le parole, di suggerimene altre.

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