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Come difendersi dai regali. Guida sintetica.

regaliSi avvicinano i tempi dei regali e comincio a sbuffare pensando a come dovrò aderire a questo rito. La cosa strana è che anche quando sbuffo a mente, poi dal di fuori si vede, non so se è lo sguardo o il vapore che esce dai pori. Di fronte ai regali non possiamo nasconderci. Abbiamo un doppio ruolo: attivo e passivo. I regali dobbiamo farli e i regali dobbiamo riceverli. Dobbiamo, sì. E non valgono i patti di non belligeranza. Non vengono mai rispettati. Qualche anno fa ne avevo fatto uno. “Continiuamo a ripeterci che siamo circondati da un consumismo acritico. Perché non facciamo un viaggio invece di farci degli stupidi regali per natale?” “Sì, sono d’accordo. Volevo proportelo io”. Bellissimo, indovinato, perfetto. Salvo poi sentirsi dire “Ma io in fondo speravo che almeno qualcosina, un pensierino… un simbolo…”. E di fronte a queste cariche di tritolo innescate non c’è nessun “Ma come!” nessuna logica, nessuna ricostruzine dei fatti che possa funzionare.

Rifletto però sui regali peggiori che ho ricevuto. Riflettendo sulle circostanze in cui sono stati fatti. Magari qualcuno un giorno potrà trarne un’ispirazione per evitare gli stessi errori. Ma questo eccesso di spirito salvifico è solo l’ennesimo regalo sgradito.
Ci sono i soprammobili carini della categoria non sapevo cosa scegliere, ma volevo farti un pensierino. La carineria e l’attrattività del coso ha una persistenza media di un minuto, un minuto e mezzo nei casi migliori. Ma chi li ha ideati e commercializzati sa che questo minimo lasso di tempo è sufficiente al compratore in ritardo coi regali inutili per metterli nel censtino e andare verso la cassa. Non importa se chi li riceve avrà voglia di buttarli già dal sessantunesimo secondo di convivenza (novantunesimo nei casi migliori).

I regali palesemente riciclati. Un mio amico mi ha regalato a un anno e mezzo dal suo matrimonio, un set per la fonduta “ma lo puoi usare anche per il cioccolato”. Certo se fossi Willy Wonka forse un paio di volte l’avrei usato e avrei considerato che quel mezzo metro cubo di ingombro era tutto sommato accettabile.

I regali che poi magari me lo presti. Funziona così: ti regalo un qualcosa che vorrei comprare per me, con la dichiarata speranza di poterne trarre un beneficio. In questo mia sorella è stata per anni in lotta per il titolo di campione regionale. Ma da quando io ho cambiato regione di residenza, ormai non ha più avversari degni. Regalava cd che le interessavano per poi poterseli duplicare. Una specie di parassitismo informale molto evoluto. Una cosa a cui gli etologi arriveranno fara due o tre decenni.

Poi ci sono i regali l’ho fatto con le mie mani. E’ una categoria multiforme. Di solito le materie prime sono lana dei colori sbagliati, cartoncino dei colori giusti, vinavil. Si buttano centinaia di ore-uomo nella realizzazione di maglioni che nascono già sformati che potrebbero andare bene al parigino Quasimodo. A patto di avere quel minimo di buona sorte ci permette di fare combaciare le gibbosità dell’indumento con quelle del campanaro di Notre Dame. La particolarità di questi regali è che poi vengono messi, esclusivamente nei giorni di festa, indipendentemente da ogni esigenza estetica e di termoregolazione. All’interno di questa categoria merita una menzione uno studio dell’Università di Stoccarda incentrata sulle inevitabilità della taglia sbagliata. Persino per le sciarpe.

Ci sono poi i regali della categoria lacinquantamila. Funziona con una elargizione di denaro contante, che va nominato con immotivati diminutivi e allungato con sguardo colpevole. La nonna che dice “Non sapevo cosa regalarti, ti do i soldini [diminutivo!] e ti compri quello che vuoi. Ti compri una cosa che è il pensierino che ti fa la nonna”. Nonna: non è un pensiero. E’ money transfer, è una specie di WesternUnion autarchico: che razza di pensiero se neanche ci hai pensato. Ok, i soldi sono soldi: ma perché me li dai di nascosto? Di chi hai paura? Puoi essere più precisa sulla provenienza di questo denaro?

I regali inaspettati di chi volevo comunque fare qualcosa. A parte che quel comunque andrebbe indagato a fondo. Comunque cosa? Ti sto sulle balle e volevi farmi comunque un regalo? Non ci tenevi ma ti sei sentita comunque in dovere di farlo? Ti hanno regalato una porcheria che comunque hai deciso di rifilarmi per liberartene?

Il primo pensiero di fronte alla maggior parte dei regali va al calendario. Scorriamo i mesi alla ricerca della data esatta della festa patronale, quella in cui chiedono se abbiamo preziosi oggetti da devolvere per la pesca di beneficenza. No, fermatevi! Questi oggetti non vanno riciclati. Così si rialimenta il racket delle porcherie in circolazione.
Dobbiamo avere il coraggio di smontarli, disassemblarli, dividerli per componente e (una volta mischiati i pezzi) smaltirli nei cassonetti di comuni distanti almeno cinque miglia l’uno dall’altro. Forse solo così avremo qualche speranza di averli eliminati per sempre.