dolcetto

Il racket di Halloween

Halloween non è una tradizione nostra, dai. E sì che ne abbiamo di belle. D’accordo, abbiamo anche tradizioni inutili e insopportabili. Ma in ogni caso sono nostre. Ci parlano dei nostri vecchi. Di come hano vissuto. Spesso ci raccontano di un mondo che era peggiore del nostro. Ma ci raccontano qualcosa della nostra storia.

Di Halloween mi piace la zucca, l’idea di intagliarla. Mi piace pensare a papà con le maniche della camicia tirate su. E bambini attorno un po’ delusi dalla scarsa vena artistica dell’improvvisato intagliatore. Mi piace la candela dentro, che proietta bagliori incostanti di fiammella di cera. E mi piace pensare a mamme che infornano mele cotte e biscotti glassati.

Invee non sopporto il filone dell’orrore. In nessuna delle sue declinazioni.
E meno di tutti mi piace il ricatto. “Dolcetto o scherzetto?” non è altro che “preferisci pagare la protezione (sganciando qualche dolciume) o essere oggetto di terrificanti angherie?”. Per me questa non è apertura a tradizioni diverse. E’ solo una nuova versione, del vecchio racket. Ecco perché ha attecchito così in fretta, da noi.

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