crepe

Scoperti

crepe, muro, terremoto, Quando è iniziato questo diavolo di terremoto, mi ha stupito. Un terremoto arriva sempre imprevisto, indesiderato, sgarbato e non voluto. Ma questo, nei titoloni dei primi giorni, era il terremoto di Ferrara. Ma come Ferrara? A Ferrara non ci sono i terremoti! C’è il Po, tanta sabbia e argilla sotto. E’ come… è come…  non so dirlo.
Ma intanto penso a Pieve, al paesino dei miei. Una cinquantina di chilometri a monte sul grande fiume. C’è il Po, tanta sabbia e argilla sotto.
Poi piano piano il terremoto, bestia sotterranea e nascosto, quindi ancora più tremenda, si sposta.
Va verso ovest. Taglia il modenese. Finale Emilia. Poi San Felice. Mirandola. Novi. Una bestia nera che si scava la tana sottoterra. E in superficie le costruzioni cadono. Che a vederle su internet sembra vengano giù senza rumore. Come sabbia che si secca.

Ho sentito i miei zii, ieri sera. Una ventina di chilometri scarsi a nord di Mirandola. Nessun grosso danno (qualche chiesa crollata, crepe, paura).
Ma tutti avevano quella voce. Quell’inquietudine di chi ha perso la serenità. Ci provo ma non riesco neanche a immaginare la tensione continua. Neanche a casa, neanche a letto, ti senti al sicuro. Come se il tetto della tua vita fosse volato via e adesso sei lì. Ad aspettare. Senza un appuntamento. Solo aspettare, sperando di aspettare invano.
Deve essere terribile questo senso di vulnerabilità. Senso che io riesco a percepire solo da lontano.

Che morire, lo sappiamo tutti che dobbiamo morire, prima o poi. Ma sentirselo dire così, dai telegiornali, è diverso. Qui la gente la calce e il cemento la impasta da sempre sull’aia. C’è sempre un buco da riparare, un lavoretto da finire. Ma avere la consapevolezza che questa paura è una crepa che non si può riparare è brutto. Ci si sente impotenti, al vento.

Scoperti.

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