cattiveria

Io non ero cattivo

liquiriziaIo non ero cattivo. No, davvero. Io se cerco di visualizzarmi da bambino non ero cattivo. Ero magro, con un caschetto di capelli liscissimi color castano scuro, timido, intelligente. Ma non ero cattivo, no.
Sarà che sono nato alla fine dell’anno, ma quando in palestra ci mettevano in ordine di altezza io ero il quarto. Partendo dal più basso, certo.

C’era Enrico. Un tipo poco intelligente con gli occhiali. Di cui non saprei dire molto di più se non che aveva gli occhiali e che era poco intelligente.
Poi c’era Piero. Un brutto tipo, che avrebbe voluto fare il bullo, ma era un pistolino e non lo ascoltava nessuno. Era l’ennesimo di tanti figli ed era stato dato in adozione informale (una specie di comodato d’uso) agli zii che non avevano figli. Dicono che da grande sia finito dentro per furto d’auto: il padre aveva un losco garage nel quartiere che, secondo lo svogliato articolista di cronaca locale, si occupava sopratutto di furti d’auto. Insomma alla fine si è trovato a dover portare avanti l’impresa di famiglia.
Poi c’era Barbara. Un maschiaccio coi capelli corti e la salopette. Simpatica, sì, simpatica.
In quarta posizione, con le spalle contro il muro di vernice giallo ocra della palestra, c’ero io.
Non ricordo chi fosse il quinto o il sesto. Ricordo che quel sentirmi piccolo mi faceva riflettere molto su come sarei stato da grande. Ecco: quello era un po’ il mio modo di essere. Tante domande, tanti pensieri.

Enrico e Piero, separatamente, volevano sfogare le loro distinte frustrazioni su qualcuno. E spesso finivamo per picchiarci. Enrico era litigioso e capriccioso. E quando sputava poi per forza si finiva per terra aggrovigliati.
Piero invece era invidioso e diceva che la mia bravura a scuola era dovuta solo al fatto che avessi la mamma insegnante. Certo, lui esprimeva tutto ciò sostituendo ai congiuntivi qualche errore grammaticale. Ma la provocazione era continua. E anche con lui spesso finiva in rissa.
A dire il vero mi sembra davvero strano che dessi retta agli attaccabrighe, ma ricordo che con quei due succedeva spesso.
Io non ero cattivo. No. Però quando ho avuto la varicella ho pensato a come attaccarla a quei due.
Ho pensato di mettere i virus della varicella su una liquerizia. L’ho cucciata. L’ho rimessa nella confezione. E l’ho tenuta lì.
I dubbi etici cominciavano a montare e li ho nascosti nello stesso cassetto di quella liquirizia. Al buio. Per non sentirne troppo l’odore.
Poi è finita che non gliel’ho mai portata. Probabilmente perché l’ho dimenticata e ritrovata solo settimane dopo. Lo so, non sarebbe servito a niente. Un virus umano non resiste più di qualche ora fuori dal corpo. Ma non è questo il punto. Mi sono accorto che in quel preciso momento ero sceso a patti con la mia cattiveria, una cattiveria premeditata.
Io non ero cattivo. No, davvero. Poi un giorno mi sono accorto di esserlo diventato.

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Antispam evoluto

antispamStamattina controllo la posta. Mi balza all’occhio un breve messaggio

Auguri Simone!
Credevi mi fossi dimenticata del tuo compleanno? Certo che no! Soltanto non volevo confondermi con tutti gli altri. Troppo facile ricordarsi il giorno stesso!
Ovviamente non sono venuta a mani vuote, ho portato un regalo per te…
Uno sconto del 15% su tutti gli ebook di Penultima Books!
Basterà utilizzare questo codice: …
Cento di questi giorni, e mille di questi ebook!
Ti aspetto in libreria per brindare assieme.
Lucia, la libraia

Io non ricordo di avere fatto acquisti online da questi. Magari mi ricordo male.
Sono un po’ irritato dall’approccio paraculo. Che senso ha farti gli auguri in ritardo per vantarsi dell’originalità? Ma questi hanno le pigne in testa? Se ho capito l’approccio, questi i regali di Natale li fanno il 29 dicembre “così dedicherai al mio presente tutta l’attenzione”.
E poi mi accorgo che ha scritto quella parola: “Ovviamente non sono venuta a mani vuote…”. Capisci? “OVVIAMENTE”.
Allora le ho risposto in modo terribile…

Mi scusi, signora Lucia.
Non capisco se eravate amici o se questa è solo una lettera mandata in automatico. Ma Simone è mancato il mese scorso. Tre settimane prima del suo compleanno.
Preghi per lui.

Dopo due ore di intempestivo rimorso, la libraia Lucia (entità mitologica a metà tra SOS Tata e la posta di Topolino) risponde:

Buongiorno
è una email automatica che inviamo a tutti i nostri clienti una settimana dopo il loro compleanno.
Mi dispiace davvero per Simone, mi dispiace molto.
La ringrazio per avermi scritto. Un abbraccio
Lucia

Ok, sono decisamente infantile, cattivo, crudele. Ma ha iniziato Lucia con questi metodi scorretti per vendere libri. Se per qualche minuto adesso si sente un po’ una merdina, per me può anche andare bene.
Io preferisco considerare questo scambio come una modalità evoluta di contrasto allo spam.