brevità

L’importanza di scrivere poco

tempoMi sono ricreduto. Attribuivo agli scritti lunghi, ai romanzi prima di tutto, una dignità maggiore. Pensavo che i racconti fossero una specie di virus attenuato della letteratura. E che gli aforismi fossero una forma comoda al massimo per far entrare una frase di senso compiuto in una soluzione della settimana enigmistica.
Invece no. Vedo autori che fanno della sintesi un’arte.
Anche io ci provo, più che altro per pigrizia. I romanzi lunghi non li finisco, mi annoiano prima. Figurarsi a doverne  scrivere e rileggere.
Ci sono invece frasei secche di poche battute che riescono a raccontarti una storia, una sensazione, una filosofia. No, non un pezzo di qualcosa che sa di filosofia: proprio una filosofia. Tutto un sistema, un approccio alla vita.
E poi, non ricordo in che circostanza lo dicevo, un aforisma è democratico. Ti ci puoi confrontare subito, senza tanto sforzo. Il romanzo è un esercizio di arroganza. Pensi davvero che quello che tu scrivi valga tante ore del mio tempo? Ma non pensi anche tu che il tempo, il mio tempo, sia la cosa più preziosa?
Allora meglio leggere mille pensieri da centoquaranta caratteri che un libro di centoquarantamila. Con dentro, a cader bene, un solo pensiero valido. Anche questo tempo, fatto di tante vite vissute tutte assieme, non ci lascia troppo tempo per la lunghezza, per la ripetizione. Meglio capsule di ragionamento intradermiche.
E poi… no basta. Se argomento troppo contraddico questa lode alla brevità.
E non ti voglio fare perder tanto tempo per spiegartelo. Fidati: va bene così.

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