bozzetto

La mia bolla

la mia bolla, superquark, quark, psicologia, tolleranza, bozzettoNo, guarda. E’ un concetto a cui sono molto attaccato, ma sento di non riuscire a spiegartelo. Partiamo da lontano, con un esempio. Lo so, me lo dici sempre di arrivare al punto e di non partire da Adamo ed Eva, ma forse stavolta serve. Ho visto una puntata di Quark che parlava di psicologia. Perché quegli occhi al cielo? Perché parlo di Quark? Perché tu a quei tempi guardavi Candy Candy? Allora forse dovrei essere io a sbuffare e a fare lo snob. Va bene, snob lo sono già abbastanza senza mostrare insofferenza. Ma fammi andare avanti, che poi dici che non arrivo mai al punto.

Quark quel giorno parlava di psicologia. E per farlo usava uno stupendo cartone animato di Bruno Bozzetto. Vedi? I nostri due mondi forse hanno un punto di contatto. (Sorrido solo io, tu no).
Si parlava di quanto tolleriamo gli altri e della teoria delle bolle. Diceva che ognuno di noi è come se vivesse al centro di una bolla. E diceva che quando qualcuno si avvicina troppo, questa vicinanza finisce per infastidirci. L’estraneo finisce per toccare le pareti della nostra, personalissima, invisibile bolla. Turbandoci.

Il bello di questo studio, rappresentato con una efficacia visiva disarmante, era la elasticità della bolla. Le dimensioni sono mutevoli e anche gli eventuali ospiti. A volte tolleriamo che nella bolla possano starci tante persone. A volte esigiamo di essere da soli.
A volte la bolla è grande grande. Se siamo sulla spiaggia di un’isola deserta, quando vediamo un altro bagnante, anche lontanissimo, lo vediamo come un intruso. Quello è una minaccia, una molestia insopportabile.
Altre volte la bolla è piccola e quasi aderisce al nostro corpo. Questo succede nelle situazioni in cui  la nostra tolleranza maggiore: se siamo seduti in metropolitana e uno sconosciuto si siede nel posto vicino, non ci facciamo neanche caso.

Ecco, è questa storia della bolla che volevo raccontarti. A volte è grande, a volte piccola. A volte accoglie tanta gente, a volte a malapena me stesso. Ma devi capire che è la mia bolla. Non la nostra. E questo non è egoismo. E’ la mia bolla. Te la volevo raccontare per dirti che non sono lunatico. E’ la circostanza che di volta in volta mi rende più o meno tollerante, più o meno solitario. E’ la mia bolla…
Ho capito: ti interessava di più Candy Candy. Lasciamo perdere.