bonsai

Storia bonsai

bonsaiPoi quel giorno è arrivato in ufficio con una scatola. Con l’aria di un bambino ansioso per aprire la scatola del nuovo giocattolo. Aprendolo ci spiegava che contiene un seme di bonsai. Che bastava annaffiarlo e sarebbe nato un bonsai.
Il collega presuntuoso, quando non millanta conoscenze altolocate, in fondo è simpatico. Con quel suo entusiasmo fuori luogo e coi suoi discorsi infondati.
Non sono valse a molto le nostre domande “Ma i bonsai non vengono da pazienti lavori di potatura, di rami e radici?”
“Ma sei sicuro che basta innaffiare e cresce un bonsai? Così: senza sforzo…”
Niente: gli imbecilli eravamo noi.
Quindi per due o tre mesi un po’ di acqua della bottiglia di plastica presa ai distributori automatici finiva in questo piccolo vaso blu. Inumidiva quel misto di terriccio e corteccia, ma niente.
Ad ogni annaffiatura l’unica cosa che germogliava erano le nostre derisioni.
Piano piano anche il collega presuntuoso si è arreso e ha ridotto l’enfasi dei suoi “Voi, come al solito, parlate e non capite un cazzo”.
È stato allora che mi è venuto in mente che io, in fondo sono caritatevole. E che io, quando piantavo le lenticchie nella vaschetta col cotone, quelle nascevano per davvero.
Ho portato qualche decina di lenticchie e le ho sotterrate. Ho lasciato che l’esperto di bonsai versasse altra acqua e ho aspettato. Godendomi il suo successo fatto di “Visto, che avevo ragione io?”

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