allergie

Ti chiedo scusa fratello acaro

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Quando mi hanno dato questo nuovo avveniristico aspirapolvere, io non ho sospettato nulla. Non pensavo che lo avrei usato con questa naturalezza. Non pensavo che mi avrebbe cambiato. Ma andiamo in ordine. È una storia che vale la pena di essere raccontata.

Sono entrato un po’ per caso in una discussione di marketing e di aspirapolveri ai margini di un evento. Discutevano  dei prodotti Dyson. Di come fossero eleganti, efficaci e innovativi. Io, che sono più  allergico agli slogan che alle graminacee, non ho detto niente. Mi limitavo ad ascoltare, nascondendo la mia curiosità. Poi sono entrato nella discussione sul contenuto innovativo e sulla differenza con altri prodotti. Cosa avrà di nuovo un aspirapolvere?

Alla fine mi è stato proposto di provarlo e di raccontare la mia esperienza. Il patto era semplicemente questo: “Noi ti diamo questo nuovo aspirapolvere, tu lo provi, poi scrivi quello che ne pensi”
“Ma davvero posso scrivere tutto quello che ne penso? Anche che non mi piace affatto? Anche che l’ho trovato del tutto identico agli altri?”
“Sì, sì: puoi dire tutto. Basta che lo motivi e soprattutto che usi il tuo stile”
L’offerta mi sembrava invitante e quindi ho accettato.

Quando è arrivato il pacco l’ho aperto con la curiosità di un bambino che scarta una sorpresa, pur sapendo bene cosa si nasconde dentro la carta colorata. La componente tecnologica, il nome del prodotto Dyson DC43H, l’eleganza nerd dello scatolone mi hanno fatto pensare subito agli androidi di Star Wars. Macchine chiacchierone programmate per aiutare noi esseri umani contro l’Impero, insomma. Ma non mi sono fermato lì: era già carico quindi non ho perso tempo per iniziare a usarlo. Francesca quando mi ha visto con un aspirapolvere a forma di mitraglietta mi ha detto: “Che cosa sarebbe questa nuova trovata che ti sei comprato?”
“No, guarda, posso spiegarti tutto!”
A dire la verità, questa frase avevo immaginato di usarla in circostanze ben più drammatiche, ma nella vita bisogna sempre accontentarsi. Ho dato un’occhiata sommaria alle istruzioni (senza leggerle, è una questione di principio!) e sono andato a caccia.

Già dalla confezione questo prodotto si vantava di essere il non plus ultra a per la lotta agli acari. Acari? Non ci ho mai pensato.
Nella mia famiglia non siamo grandi estimatori degli animali domestici: non abbiamo cani, non abbiamo gatti, non abbiamo acquari o canarini: gli unici animali che girano per casa sono esemplari di merluzzo parallelepipedali, opportunamente impanati e stivati nel freezer. Però gli animali ci piacciono eccome: ci piace vederli liberi e pensarli felici nel loro habitat, ci piace cercare di capirli.
A dire il vero l’habitat dell’acaro della polvere è proprio il materasso. Questi minuscoli invertebrati si sono evoluti imparando a nutrirsi di invisibili scaglie di pelle morta che noi esseri umani perdiamo inconsapevolmente.

Preso dalla smania infantile di provare questo nuovo giochino ho iniziato la mia guerra spietata a tutto ciò che poteva essere ingoiato dall’aggeggio. All’inizio è stato facile trovare briciole sul tavolo della colazione e sotto il tavolo stesso, perché quando i miei figli fanno colazione si ricordano di tutti gli animali selvatici che hanno osservato in natura e si comportano più o meno allo stesso modo. Ma dopo pochi minuti di aspirazione, le briciole per terra cominciavano a scarseggiare. Ho cambiato accessorio e sono andato a cercare la polvere nei posti dove di solito la tollero: tra gli elementi di un termosifone, su un battiscopa imboscatissimo, sopra i pensili della cucina. Ma anche lì il gioco è finito presto. Torno a guardare un po’ smarrito l’imballo originale e capisco che l’unico gioco che mi è restato è quello suggerito dallo slogan sul lato corto. Ho innestato l’utensile antiacari con lo stesso sguardo preoccupato con cui il prussiano innestava la baionetta prima dello scontro finale e mi sono diretto verso il letto di battaglia.
Si sa che le guerre sono sempre ingiuste e si sa anche che a soccombere sono sempre le moltitudini di piccoli, quelli senza voce, quelli che non vengono chiamati per nome ma per numero,  così fa meno impressione. Ma secondo una stima prudente, quel giorno potrei avere sterminato un numero vicino ai due milioni di acari. Certo: i soliti negazionisti dicono “al massimo mezzo milione” ma non è comunque un numero che permette di dormire tranquilli.

Quando mi hanno dato questo aspirapolvere io non sospettavo nulla. Ma adesso sono diverso. Più cinico forse, più silenzioso.
Si sa che la storia la scrivono i vincitori e anche questa volta non si faranno eccezioni. Si sa che chi vince poi ha mille e mille spiegazioni razionali per quello che ha fatto: Francesca è allergica alla polvere e adesso sta meglio, il decoro e la pulizia della casa ne hanno tratto giovamento, noi abitavamo qui da prima di loro, noi siamo quelli che difendono la democrazia e la libertà (ok, non c’entra, ma ce la mettono sempre!).

Alla fine ho riposto l’arma nella sua confezione e Francesca mi dice “Hai uno sguardo strano”. Mi sono tolto la fascia dalla fronte e ho accennato un sorriso. Non ho risposto, non ne avevo la forza. Tanto non avrebbe capito.

“Certo che sei strano, tu!”

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