allergia

Svegliatevi bambine

primaveraCom’era quella canzone? “È primavera: svegliatevi bambine…”. Era così? O qualcosa di simile… Boh, tanto in fondo non importa. Non volevo parlare di una canzone ma di una sensazione.
Le sere scorse, andando a letto, ho sentito il respiro più faticoso. Il medico sportivo è già da qualche anno che me lo diceva “Tu sei allergico”.
Io ho sempre risposto “No, non lo sono”.
E lui “Non era una domanda, un’affermazione.”
Io non sono molto convinto (infatti non prendo niente, tranne che sonno). Ma mi sono ritrovato a pensare alla primavera.

Una foto, una foto che non saprei ritrovare, mi riporta indietro di tanti anni. Di quando avevo l’età dei miei figli. Sicuramente era primavera. Eravamo tutti e cinque (i miei genitori, io, mio fratello e mia sorella minori) nel frutteto della casa di mia nonna materna.
Forse tornavamo dalla messa di pasqua, perché eravamo vestiti in modo elegante. Troppo elegante. Forse era l’anno che qualcuno aveva fatto la prima comunione, per quello eravamo così eleganti.
Mi ricordo i capelli a caschetto di tutti e tre noi bambini, maschie e femmine. E l’erba altissima, il prato mantovano non parla inglese!
Mio padre che mi somiglia e che ha capelli e basette da fine anni Settanta.
Mia madre con una permante che a vederla adesso mi sembra davvero eccessiva in ogni dimensione.
Ma dalla foto si vede quell’impazienza. Di mettersi vestiti comodi e di andare finalmente a giocare. Forse con quelle bici ciclocross che dalle foto sembrano davvero nuove. Ecco: forse la cosa bella di quella foto è proprio quell’impazienza. Quella che spero ancora di avere dentro.
Arriva la primavera e sento un fastidio sul palato. Ma non voglio antistaminici. Vorrei piuttosto una bici ciclocross e l’impazienza di usarla.

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