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Non voglio darla vinta a una stufetta

dyson

Qualche settimana fa mi hanno dato da provare una specie di avveniristica stufetta. Almeno questo è quello che credevo che fosse quando mi hanno chiesto il consenso di spedirmi l’aggeggio in cambio del mio impegno a descrivere (liberamente) le mie impressioni.
“Ma sei sicuro che posso parlare davvero liberamente? Guarda che quando mia moglie accende la stufetta in bagno, io sono quello che brontola perché in bagno (lo sanno tutti!) non serve scaldare se ci stai cinque minuti!”
“Tu provala. Ma non credere sia una stufetta…”. Ho risposto che per me andava bene, anche se nel mio intimo avevo accolto questa risposta con un furbesco “Sì, vabbé… Una stufetta è una stufetta”.

L’esperienza sin dall’inizio è stata disastrosa. Il corriere mi chiama e mi chiede dove sia il numero civico 23 (l’ho fatto spedire dai miei suoceri, visto che sono a casa più di noi). Ho risposto cercando di non ridere “Tra il 21 e il 25… controlli deve esserci anche il 23… La via è in discesa, scendendo se la trova a sinistra…”. Ma si vede che questo fattorino della terza repubblica non era tanto avvezzo coi concetti di destra e sinistra. Dopo cinque minuti mi ha chiamato per chiedermi di ripetere le indicazioni. Pensavo fosse uno scherzo ma poi mi ha detto che lo aveva trovato e ha riagganciato (senza salutare). Cominciamo bene con questa stufetta!

Una volta recuperato lo scatolone, lo abbiamo aperto cercando sul libretto di istruzioni la parte in italiano. Abbiamo scoperto funziona in due modalità: riscalda l’aria oppure la fa solo circolare. Ma soprattutto che la filtra. A parte i calzini che Luca lascia sempre in giro, non avevo la consapevolezza di dover filtrare l’aria di casa. Non entro nel dettaglio della grandezza delle particelle che riesce a catturare, visto che non ho neanche una vaga idea di quanto sia grande un micron. Ma a parte questo una cosa mi ha colpito davvero: l’eleganza del design. Ok, sarà bella ma è una stufetta.

Andando avanti nella lettura del manualetto ho visto che poteva essere impostata in modalità statica o in movimento. Ah bello. Inoltre dal telecomandino poteva essere programmato per raggiungere una certa temperatura. Mmm… interessante. Questo mi eviterebbe l’effetto Amazzonia, entrando in bagno la mattina.

Ma poi la mia curiosità nerd è stata attratta dalla possibilità di metterlo in rete (Sì: Wi-Fi) per gestirlo remotamente via app. Questo vuol dire poterlo programmare per accendersi cinque minuti prima della sveglia, impostandolo su una temperatura predefinita (e negoziata in anticipo con la magra e freddolosa consorte). Vuol dire anche accedere a un sacco di altre funzioni, che secondo me sono state inserite solo per indebolire le resistenza dei partner brontoloni. Un po’ come le matitine IKEA che noi mariti deportati nella cayenna del mobile di betulla ci illudiamo di poter fregare impunemente come gesto di ribellione contro il sistema. In realtà mi sto convincendo che quelle matitine non sono altro che un’esca per noi stolti accompagnatori.
Ma quelli della stufetta, oltre all’irresistibile effetto esca esercitato dalle tante funzioni tecnologiche, sembra proprio che abbiamo fatto le cose per bene. Il controllo è preciso e completo. Beh, bravi.

Ci sarebbe da aggiungere che adesso i figli si contendono il termogiocattolino nuovo: la primogenita per studiare in cameretta (dice di avere un po’ di freddo ma secondo me vuole testare l’effetto arietta sui lunghi capelli lisci…)
I due ribelli, invece la usano per creare nuove difficoltà e turbolenze al piccolo drone (deve essere il livello 3 del loro corso di piloti acrobatici).
Mia moglie la imposta nelle giornate più fredde per preparare il bagno cinque minuti prima del risveglio. Io invece non la uso mai mai e poi mai! Almeno: non quando mi possono vedere! (Ho una reputazione da difendere io: mica la posso dar vinta a una stufetta!).

 

(Delle matitine Ikea ho già detto tutto.) Ma se  invece vuoi approfondire le caratteristiche di Dyson Pure Link dal sito di Your Brand Camp, clicca qui.
Se invece vuoi verificare le caratteristiche direttamente dal sito del produttore, ti consiglio il sito di Dyson.

L’importante è non bersele tutte

L’altro giorno sono andato in cucina e ho visto uno spettacolo preoccupante. Mio figlio Federico era seduto in penombra, al tavolo della cucina, e guardava con intensità un bicchiere di vetro. Nel bicchiere c’era un liquido rosso scuro, che lo riempiva fino a sopra la metà.

“Federico che cosa tai bevendo?”

“Niente: solo vino rosso.”

Il tono normale e rassicurante della risposta mi ha tranquillizzato per un secondo. Poi ho fatto mente locale e, tenendo conto dei suoi sette anni, ho risposto: “Cooome vino rosso?”
In un attimo mi sono passati davanti gli antenati dell’avvinazzato confesso: dei quattro nonni tre sono nati in Lombardia e in Veneto, dove una tavola non è apparecchiata se non c’è una bottiglia di vino. Mi sono visto Federico in un centro infantile per le dipendenze, lui con la sua bottiglia sempre abbracciata, magari addirittura in un sacchetto di carta, come i barboni newyorkesi…

“Ma no papà, guarda” (con sguardo consumato e un indicibile sorriso da furbo mi avvicina una bottiglia di plastica). La bottiglia di plastica era di un succo di frutta “mix ai frutti blu”. L’ho assaggiato e ho provato un grande sollievo. Fino a quando il millantatore mi ha detto: “Va bene che non è vino, ma non finirmelo!”

La cosa davvero singolare è che il giorno dopo mi hanno segnalato una specie di concorso. Per pubblicizzare i succhi di frutta Santàl si sono inventati una cosa singolare. Se ho capito bene deve essere una cosa del tipo “Mandaci il tuo spot, quello più bello lo usiamo”. Almeno: penso che sia così perché ho visto l’italica fantasia (come direbbero quelli di fascisti su marte) sbizzarrirsi e partorire di tutto.

C’è il video dello studente di lettere che si sente Kubrick. C’è il video dei ragazzi che “con questa idea vinciamo noi per forza”. C’è il video di quella che deve essere stata scartata mezza dozzina di volte alla selezione del grande fratello, la stessa che si trucca da panterona per andare al supermercato sotto casa.

Se vi interessano questi sono i link dei video vincitori del contest creativo, per consentirvi di farvi una idea precisa di quello di cui sto parlando (o almeno di traghettarvi al di là della noia di un pomeriggio estivo).

Primo classificato: Sweetday
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Secondo classificato: Effetto benessere

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Terzo classificato: Resplash – Santàl

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