E li guardi partire

eintantopartono

Ah ma non è sempre stato così! I primi tempi questi figli sembra che non crescano mai, che non diventino grandi abbastanza in fretta. Tu vorresti parlare con loro di quel film, fargli ascoltare quella canzone che appena finita riascolti e riascolti e riascolti. O giocarci a pallone o accompagnare in bici. Ma questi figli non hanno fretta e ancora passano le giornate a mangiare, dormire, piangere e riempire pannolini.

Sembra che il tempo che serve per vederli grandi sia infinito. E che ti dovrai accontentare a giocare a pallone contro il muretto ancora per decenni e a tenere lo stupore che ti danno quelle canzoni da riascoltare tutto per te.

Poi ad un certo punto, a guardare indietro non so bene tanto, iniziano a crescere con una velocità assurda. Imparano a parlare a litigare a sbagliare.

E ti rendi conto che il tuo ruolo di genitore non è come lo vivevi prima. Noi sei tu a dovergli dare tutto, devi lasciare che ci mettano del loro. Non sei tu a costruire per loro una vita davanti, ma devi assecondare e correggere la vita che si stanno costruendo.

Ma la cosa più difficile è quando li guardi partire. Li guardi partire alla gita del nido, che così piccoli dove vuoi che vadano. Ma vanno eccome, in file fiere e impaurite. Ma vanno.

Li guardi partire quando vanno a dormire dai nonni. Che non sarà il giro del mondo ma è sempre dormire fuori.

Li guardi partire quando vanno fuori la domenica con gli scout, non importa se estate o inverno, se c’è il sole o piove. Loro vanno. E tornano così sporchi, stanchi e contenti che vorresti che ti raccontassero di più. Ma devi abituarti a un “Bene” come risposta.

Li guardi partire quando per escono per una settimana, zaino in spalla e tante cose da fare.

Li guarderemo partire per un lavoro stagionale in riviera, per prendere un po’ di soldi che ti verrebbe da dire “Ma te li do io” pur di tenerli vicini, ma sai che non sarebbe lo stesso.

Li guarderemo partire per studiare in un’altra  città, per incontrare un amore acerbo, per lavorare, per seguire la vita.

E non è detto che noi genitori, noi adulti per definizione, sapremo ogni volta essere all’altezza di queste partenze. Non è detto che sapremo trovare sempre il mix giusto tra aiutarli e metterli in grado di essere autonomi. Ma fare i genitori è un mestiere strano e piano piani, magari, impareremo anche a farlo bene.

27 comments

  1. Ma scusa, questo post era tra i miei files: me l’hai rubato?! Davvero: avrei potuto scriverlo io (non così bene, magari), scout compresi. I miei vanno via una settimana ad agosto, per il primo anno tutti e due. E già mi vedo euforica straniata nostalgica per un’intera settimana da sola con marito: non succede da 12 anni!!! E in ogni caso sì, li vedi che stanno prendendo il volo. E un po’ tremano i polsi…

  2. Simone in versione chioccia :) sei stato molto tenero. Dovresti raccogliere alcuni dei tuoi post in un quaderno, sono antica lo so, e farli leggere ai tuoi figli quando saranno grandi.

      1. Sai a fare gli scocciati e dire che palle siamo stati capaci tutti da giovani. Adesso che giovane non lo sono più tanto, se trovassi una qualunque traccia di mio padre, un gesto di affetto nei miei confronti, penso che lo terrei custodito come un tesoro. Sarà che mi manca e l’ho perso troppo presto, sarà che affetto me ne ha sempre mostrato poco, però sarebbe un bel regalo.
        (poi tu ed io siamo raramente in accordo quindi è un parere personale :-) )

  3. Bellissimo, quanto vero, questo tuo tutto.
    Su una cosa lasciamo precisare: non solo li guarderai partire ma una parte di te sarà sempre con loro. Ti porteranno ovunque, da felici come da arrabbiati. Ti stringeranno la mano durante le loro varie esperienze. Ci saranno momenti in cui vorranno cacciare il tuo pensiero per sentirsi liberi di vivere, di sbagliare e ci saranno momenti in cui il tuo pensiero sarà la loro soluzione.
    E’ molto bello essere figli ed ancora più bello è il pensiero di esser figli dei propri padri :)

      1. Le loro ossa già lo sanno. La loro testa lo capirà quando saranno genitori a loro volta e riusciranno a capire che tanti di quegli da loro erroneamente chiamati errori, non erano altro che linee guida che mamma e papà cercavano di suggerirgli.

  4. stupendo questo scritto in cui mi ritrovo. Vedi i figli partire e poi tornano con i nipotini e la storia ricomincia daccapo, come se la storia precedente appartenesse ad un’altra vita

  5. Sacrosanto. E’ giusto consigliarli ma lasciarli liberi di scegliere e di sbagliare, anche se è maledettamente complicato metterlo in pratica.

    E domani la mia splendida sedicenne parte per la sua prima gita al mare (di un giorno, con le sue amiche e basta). Prenderanno il treno alle 6 e torneranno intorno alle 21.
    Con tutte le paranoie che escono in giorni cupi come questi mi sono battuto con i genitori delle sue amiche perché le lasciassero andare da sole, senza madri a distanza di sicurezza per ogni evenienza.
    Sarà una giornata come tante altre domani. Ma non vedo l’ora che sia domani sera per sentire quel “bene” e basta, in risposta alla mia domanda su come sarà andata la gita.

  6. ….ci abitueremo, sai…e saremo bravissimi a nascondere le nostre ansie, quando la notte ci alzeremo una infinità di volte a sbirciare letti vuoti dentro le loro stanze … e quando sentiremo la porta d’ingresso aprirsi (finalmente) e richiudersi piano… il respiro sarà di nuovo sereno…
    E’ meraviglioso essere madre :-)

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