Testa di nuvola

chiomadinuvola

Passa un tipo con i capelli bianchi, bianchissimi. Non è vecchio, avrà cinquant’anni. Lo trascina un rassegnato cane da cacca urbano, che tra gli antenati di razza probabilmente ha avuto cani da caccia capaci di una ferma al fagiano, ma che ormai ha perso ogni istinto assieme alla i dell’ultima sillaba. Ma noi guardiamo dall’altro lato del guinzaglio, l’umano coi capelli bianchi e vaporosi. Una chioma curatissima e lunga. Mi ricorda un po’ il logo della sorbetteria di Ranieri. Luca dice che sembra Mozart. Federico ride e basta. Chiara mi fa una domanda strana: ma tu se potessi avere tutti i capelli a condizione di tenerli così, accetteresti?
Ecco, questa è una bella domanda. Una di quelle a cui non so rispondere con un sì o con un no. Da anni mi sono abituato a tenere i capelli cortissimi. Questo look, nato come una risposta frontale ad un’inesorabile avanzata della pelataggine, è diventato una abitudine che mi allevia il caldo (ma come fate d’estate con quelle chiome che sembrano berretti di lana?) e mi fa risparmiare molto tempo (esco dalla doccia e mi asciugo in un attimo).
“Vedi Chiara” – le dico – “sono pelato ma non ho il complesso di essere brutto perché sono pelato. Ma se potessi avere i capelli sarei più contento.”
“Non hai risposto” (Se mai dovesse essere una giornalista, sarà una grande giornalista!)
“Sì in effetti non so se accetterei, se il prezzo fosse tenerli così: lunghi, curati, vaporosi”
Poi ci mettiamo a parlare di quelli che (quando io avevo la loro età) vivevano la calvizie come una menomazione. E si sacrificavano sull’altare di artifizi ancora peggiori. Come il riporto. Farsi crescere capelli da una parte e incollarseli sulle zone diradate, come se non si vedesse che quel tappetino è artificiale e ridicolo. Come se chi ti guarda potesse credere, per un attimo, che tu sei ancora giovane e ancora bello e capelluto.
E un po’ la logica del riporto ha fatto scuola. Mi avanza un numero, non so dove metterlo e lo vado a mettere in testa alle decine (che già avevano i loro problemi).
La logica del riporto (tricologico) ci ha insegnato che ci sono due modi di gestire un problema: affrontarlo oppure nasconderlo. E di persone che vivono con l’etica sublime del riporto ne ho incontrate tante. Quelli che sul lavoro cercano di incastrare gli altri per le cose più noiose. Quelli che rimandano una decisione per la paura delle conseguenze. Quelli che sanno dire i no ma non si sono mai messi a cercare i propri sì.
Lo so che sono fuori tempo massimo, ma ho una risposta per Chiara. Mi va benissimo la mia pelata. Senza boccoli argentati. Senza riporti. Senza sospesi.

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