Allacciamo le cinture

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Sono confuso. Da quando c’è questa vischiosa crisi, c’è una frase che mi dà particolarmente fastidio. “Ogni crisi è un’occasione”.  Come se tutta questa incertezza fosse una benedizione, come se dopo tutto fosse lo stimolo che ci mancava per fare il salto che da sempre stentavamo a fare.
Certo: ogni situazione di rottura col passato (come questa crisi economica) ci obbliga a ripensare a quello che magari iniziavamo a dare per scontato. A volte questo ci porta a riposizionare i nostri paradigmi su posizioni diverse, magari migliori. Ma da questo a dire che è un’occasione, il passo non è certo facile.

Da una parte è vero che (come diceva un amico autore e attore, durante un suo spettacolo) noi viviamo troppo assicurati. Vogliamo che per ogni aspetto della nostra vita ci sia un’assicurazione. Vogliamo il posto fisso, vogliamo un futuro fisso, vogliamo poter prevedere tutto e scansare ogni incertezza. E poi magari scegliamo le vacanze in barca a vela perché ci sembra che ci possano dare quel brivido di avventura che per tutto il resto della nostra vita ci siamo prodigati a escludere.

Quando ero piccolo, noi bambini facevamo lunghi viaggi in auto seduti per terra, al posto dei piedi, o addirittura in braccio al passeggero sul sedile davanti. Nessun seggiolino, nessuna cintura di sicurezza. Anzi: spesso i miei genitori fumavano anche in macchina! Per fortuna con gli anni abbiamo imparato a superare comportamenti così rischiosi. Usiamo cinture, seggiolini, non si fuma in auto e questo ha diminuito i rischi e migliorato la salute di tutti. Ma in un certo senso ci siamo un po’ neutralizzati. Abbiamo perso intraprendenza. Non accettiamo più l’idea di un dinamismo.

Oggi con la perdita di posti di lavoro molti cercano di seguire quel sogno che avevano sempre tenuto da parte. Una carriera da artista o aprire un negozio o provare a sfruttare quell’idea o quella capacità per mettersi finalmente in proprio. Ma se questo è dovuto alla crisi è un brutto affare. Bisognerebbe voler rischiare perché si crede nella bontà del progetto, non tanto perché spinti dalle circostanze.

“Eh, ma se poi alla fine arrivi a fare le stesse cose, allora anche la crisi è stata positiva”
No, assolutamente no. Un conto è decidere di scendere dalla collina su una mountain bike, prendendosi dei rischi, per cercare di provare un’emozione. Un conto è sbagliare strada e trovarsi proiettati in una discesa che non sappiamo più controllare. Alla fine si è sempre a fondo valle (non so se salvi o con le ossa rotte), ma il modo in cui si parte è molto diverso.

Sono confuso, dicevo. E mi sa che stavolta ho mantenuto le premesse.

27 comments

  1. l’istantanea è questa: mio padre alla guida con una MS morbida tra le dita, mia madre accanto, una mano in grembo, una fuori dal finestrino per far defluire il fumo della sua sigaretta, e dietro noi tre figli che gli tiravamo sempre un culo tremendo per questa storia del fumo (in macchina e fuori). siamo venuti su fumatori. vabbè, non aveva a che fare con le sicurezze questa mia, ma evidentemente son confusa anche io.

  2. Sono d’accordo! Quella che citi è una frase da uomo politico e non ha nessun riscontro pratico. Nella vita reale, andare a fare la lava scale o la badante non è esattamente un ‘opportunità per un’ex commessa o operaia che deve dar da mangiare ai suoi figli. Se poi decide di fare gli orli a pantaloni e gonne e riparare vestiti, è difficile che si trasformi in un Dior in gonnella, al massimo diventerà la sartina del condominio. Fra un milione di imbrattatele dilettanti, uno solo diventerà un Picasso, ma mi sento di azzardare che lo diventerebbe comunque, con la crisi o senza la crisi. Nel mondo reale non basta inseguire un sogno! Per investire in un’attività redditizia, ci vuole un capitale iniziale da investire, che deve essere maggiore durante i periodi di crisi, perché, persino in caso di successo, c’è un periodo iniziale in cui il bilancio si mantiene passivo e bisogna aver le spalle larghe (e il conto in banca) per resistere, altrimenti si chiude nel giro di sei mesi!

  3. Basta che si abbia la forza e l’ottimismo per muoversi. Il rischio comunque è grande e la dispersione a volte fa prendere decisioni che altri,enti non si avrebbe preso…
    Mi pare comunque una interessante riflessione…condivisibilissima

    Ciao
    .marta

      1. In fondo non puoi sapere se quella corsa ti porterà a un burrone o ad una miniera di argento.
        Con questo non voglio dire che sia meglio essere in crisi, solo che non sempre porta a risultati negativi!

  4. Tutti ad osannare la bontà della crisi, perché in fondo è rassicurante. Ed è un grande bluff. Le crisi sono destabilizzazione, perdita, fatica ed è difficile ripartire e comunque cambia profondamente e non sempre per il meglio, visto che alle volte è questione di sopravvivenza.
    Stessa immagine dell’auto.

  5. …se andiamo un po’ lontani, all’origine dell’etimo, nella crisi ritroviamo la facoltà di separare, di scegliere…e anche se la crisi che stiamo vivendo oggi, ha un sapore così claustrofobico da inghiottire persino le occasioni e limitare la libertà di scegliere…il paradosso vuole che non ci sia libertà senza crisi e viceversa…paurosamente inseparabili!
    L’è dura :)

  6. Per dire una frase alla Catalano, sarebbe meglio se la crisi non ci fosse…ma se c’è occorre fare di necessità virtù e forse queste manifestazioni sociali tipiche degli umani sono gli step di un certo darwinismo moderno…sopravvive chi si adatta….

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