È successo un Bataclan (Parigi spiegata ai miei figli)

"Paris" di Paola Patrizi

La mattina dopo i fatti di Parigi è sabato e, dopo la piscina, guardiamo le news con i bambini. Non guardiamo quasi mai i telegiornali, visto che la televisione è spesso spenta e le notizie le assorbiamo dai vari aggeggi collegati a internet. Ma quello che è successo è una cosa grave e importante. E poi oramai loro sono grandicelli e, istintivamente, permettiamo loro di sdraiarsi davanti alla TV a guardare i filmati che arrivano da Parigi. La mia speranza è che vedano e che facciano domande. Magari a casa con calma qualche risposta sensata possiamo cercare di darla. Prima che, inevitabilmente, vengano travolti dal vento della demagogia e dell’odio low-cost che già sento avvicinarsi.
Sono domande sciolte, slegate, che non seguono sempre un filo narrativo, ma si vede che sono il risultato di una riflessione e di una paura.

È successa una cosa brutta, bruttissima, sì. No, non lo so neanche io il perché. So che molte persone pensano che noi occidentali stiamo facendo di tutto per distruggerli. No che non è vero: ma sforziamoci di capire le loro ragioni. Non le ragioni di chi prende un kalashnikov e spara per strada, ma le ragioni di chi non ci sopporta. È  solo invidia o nel nostro vivere da ricchi abbiamo qualche responsabilità?

E adesso cosa ci succede? Non lo so cosa succede. So che i terroristi, tutti i terroristi, vogliono spaventarci. Vogliono terrorizzarci, come dice la parola. La cosa che possiamo fare noi è non avere paura. Non serve il coraggio per reagire militarmente, serve il coraggio di vivere le nostre vite con normalità e farci domande.

Come cambia il mondo adesso? Quando sono venute giù le torri gemelle, voi non eravate ancora nati. Qualcuno ha commentato a caldo “Il mondo da oggi non sarà più lo stesso”. Mi sembrava una frase pomposa, ma mi è rimasta in mente. E tante volte ho pensato che riassumeva bene il senso di svolta, di pagina di calendario strappata per sempre che in quel giorno abbiamo vissuto.
I miei nonni dicevano “è successo un quarantotto” riferendosi ai moti del 1848. Poi hanno detto “è successo un Amba Aradam” per descrivere una situazione confusa con continui capovolgimenti come nella battaglia del 1936. Chissà che in futuro non direte “è successo un altro Bataclan” per sottolineare l’orrore, l’impotenza e lo spavento di questi giorni.

Ma attaccheranno anche noi? Vorrei dirti di no, dirti che siamo al sicuro, piccolo mio. Ma ti dico invece che non lo so. Probabilmente faranno altri gesti orribili come quelli di Parigi. Forse li faranno qui, nella nostra città. Ma cosa possiamo fare? Se ti dicessero che oggi un pazzo andrà fuori casa e sparerà a tre persone cosa faresti? Smetteresti di andare a scuola, di andare a giocare a pallone, di andare a fare la spesa? Così con una minaccia chi vuole farci del male ha già vinto perché ci ha fatto paura e ha cambiato il nostro modo di vivere. Se su una città di tre milioni di persone uno spara a tre persone, che probabilità c’è che colpisca te? Bravo: una su un milione. Ma questo vuol dire che non ha senso starsene chiusi in casa come prigionieri. Anzi dobbiamo uscire di casa e sorridere. E sforzarci di non cadere nel gioco di chi vuole imporci l’odio.

Ma non possiamo bombardarli? Ma se tu vedi un nido di vespe cosa fai: tiri i sassi o stai lontano? Se vuoi essere punto il modo migliore è tirare i sassi. Se invece stai lontano è meglio. Se poi hai il coraggio di avvicinarti con calma e di guardare il loro viavai, magari capisci che ti hanno punto perché si sono sentite minacciate o per un errore, non perché sono cattive.
Noi siamo più forti, ma ogni volta che a un gesto violento abbiamo risposto con più violenza siamo sempre finiti male. Tutti. Dopo una guerra non ci sono vincitori e sconfitti. Ci sono famiglie che hanno perso i loro papà o i loro figli o i loro amici. La guerra è una brutta bestia che morde amici e nemici.

Ma io quelli li odio! Ma sei sicuro che l’odio e la paura non siano due facce della stessa debolezza? Sforziamoci di essere normali e di vivere con coraggio. Sforziamo di distinguere tra quella decina di terroristi (da condannare con fermezza) e tutti il miliardo e passa di musulmani che ci sono al mondo. Il tuo compagno di classe Ahmed somiglia più a loro o somiglia più a te? Spara alle persone o spara le stupidate contro la maestra di matematica, come fai tu? Lui non ha colpe per gli attentati: se sei suo amico aiutalo a non subire le colpe di chi vuole rovesciare con la violenza un mondo di cui anche lui fa parte.

Sarà un’immagine abusata, ma quando vado a Parigi mi piace camminare nel vento, fermarmi a una boulangerie e prendere qualche pezzo di pane. E camminare nel vento, meglio se da solo, con il mio sacchetto di carta da cui esce calore e profumo. Io Parigi la vedo così, con quella voglia di andare avanti. Anche controvento, anche facendo un po’ di fatica in più di ieri.


L’immagine che svetta in testa a questo post è un disegno originale di Paola Patrizi, che ha dentro tutto. L’immagine ha dentro tutto, non Paola, che ha dentro solo tanto tanto talento.

 

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40 comments

  1. il nido di vespe è un bel esempio, ma mi ricordo che noi cercavamo di bruciarli … lo so che noi lo facevamo perché invadevano uno spazio e quindi avremmo causato loro pericolo e loro ci avrebbero attaccato… uhm uhm forse assomiglia molto di più alla realtà che alla metafora

      1. Sicuramente no. Però se aprendo uno scuro di casa mi fossi trovato attaccato dalla loro paura di perdere il nido? (Questo è solo un esempio è solo vedere da domande e reazioni a che conclusione potremmo arrivare)

      1. Si si ho capito ma era interessante come il simbolo si adatti…. beh lasciamo perdere che se no gli animalisti aspettano anche me sotto casa

  2. oh. grazie di quel che hai scritto.

    (solo un piccolo appunto su quel “non è vero”. forse non stiamo facendo di tutto per “distruggere” altre civiltà, ma certo abbiamo ben limato i sensi di colpa e chiuso sufficientemente bene occhi ed orecchie per non vedere e non sentire le responsabilità nei confronti di un disequilibrio ormai antonomastico)

  3. …Trovo che dire la verità in questo modo sia la cosa più giusta da farsi, senza paura e mostrando sempre le diverse facce della medaglia.

    complimenti
    ciao
    .marta

    PS Il disegno è delicatissimo, mi piace!

  4. Caro Simone, le tue parole sono chiare, i tuoi figli sono fortunati… Ma io ho pianto sul disegno e sulle tue parole “camminare nel vento e sentire il profumo e il caldo”. Ogni giorno camminiamo nel vento, questa vita è così, camminare nel vento. Sotto il braccio, vicino al cuore, abbiamo il profumo della bellezza e il calore di amori diversi. Così è bellissimo questo disegno con le parole, quest’uomo dritto nel vento, le foglie che girano intorno come girano i problemi e le violenze nel mondo. Io voglio camminare nel vento, la testa alta, dritta la schiena, il cuore pieno e non avere paura, mai.

  5. mi sono presa del tempo prima di leggere e commentare. decompressione, pulizia da troppe parole, paura di leggere.
    E invece adesso ti dico grazie, Simone. Grazie per la delicatezza. Potremmo, per alcune cose, non essere interamente allineati nel pensiero, ma so che il confronto con te sarà sempre produttivo e gentile.

  6. Noi siamo allineati, soprattutto nel non dire, nei “non lo so”. Personalmente mi ha spiazzata come le mie bimbe abbiamo vissuto la cosa come “aspettata”, quasi normale. Le solite domande sulla sicurezza di Cittàlontana, qualche domanda sul perché ancora Parigi e assieme al dispiacere una strana rassegnazione che mi ha profondamente colpita. Tra qualche anno affronterò anche il discorso delle nostre responsabilità in questa faccenda, ora sono troppo piccole.
    Credo che il nostro principale compito di genitori in questo momento storico sia il discorso che hai fatto tu su Ahmed. E insistere e ancora e ancora e ancora.

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