Improbabile come amarsi

  
Vivevano nella stessa città e i loro nomi, tutto sommato, non importano. Quando era stato il momento di decidere per le loro vite un po’ per infondate convinzioni e un po’ per caso, si erano trovati a fare scelte opposte.

Ma non dissimili o poco vicine. Proprio opposte. Opposte.

Lui amava alzarsi la mattina presto anche se non aveva niente di urgente da fare. Gli sembrava di perdere il meglio della giornata, restando a letto quando è fresco e quando, d’inverno, la notte ci mette di più a sciogliersi in giorni poco luminosi.

Lei diceva che le coperte erano il suo sport estremo. E stava attenta a non dire lenzuola, per non essere fraintesa. Perché non disdegnava la compagnia, ma stare a letto le piaceva come un bicchiere di Porto davanti al camino. Una gioia da assaporare. Meglio da soli, se nessuno riesce a leggerla con gli stessi occhi.

Lui la sera leggeva poco. Gli occhi gli si chiudevano e andava a letto presto. Indefinitamente soddisfatto di quel torpore senza troppi esami di coscenza. Ci si calava dentro come una rincorsa verso la mattina dopo.

Lei la sera aveva sempre mille cose da fare. Spettacoli, concerti, vedere uno. Ma anche quando aveva un compagno quel “vedere uno” era restato un gesto indeterminativo e non si era mai legata a nessun uomo degno di un articolo determinativo. Andava sempre a letto tardi, a volte per finire un libro, anche quando non lo sopportava più.

Un mezzogiorno si incontrarono a casa di amici comuni, nel campo neutro dei loro orari. Parlarono con garbo e si guardarono piano, come se ci fosse una discrepanza. Istintivamente si riconoscevano. Razionalmente erano due perfetti estranei. Non una circostanza, un luogo, un appuntamento, un episodio.

Ma il loro istinto suggeriva ad ognuno di loro che quella totale distanza era come l’amore. Una improbabile E magica combinazione di tutto-perfettamente-indovinato. Come tirare la moneta e puntare su croce. E vedere uscire per dieci volte di fila croce, in uno stupore che sale di un respiro ogni lancio. Solo che nel loro caso era come fare dieci volte testa, avendo puntato su croce. Come amarsi totalmente per una serie di occasioni perse, ma perse con perfezione matematica.

Distolsero quello sguardo dopo un numero infinito di istanti e non ci pensarono più. Quasi più.
| Il disegno è un regalo di @ninnosa | https://Instagram.com/ninnosa/ |

35 comments

  1. l’amore ai tempi di ritmi circadiani.

    p.s. non ho capito bene che cosa tu volessi scrivere con “ma anche andò aveva un compagno quel vedere uno era restato un gesto indeterminativo e non si era mai legata a nessun articolo determinativo”, ma è una frase bellissima ;)

  2. Sì, qualche errore di battitura c’è ancora. Ma è un racconto bellissimo e ci se ne accorge solo alla seconda o terza rilettura. Perché comunque fa venire voglia di rileggerlo almeno una volta o due, magari di più. Quelle differenze apparentemente piccole, con la tua descrizione – e non è affatto facile far ‘sentire’ questo – diventano quello che in effetti sono, modi diametralmente opposti di vedere la vita, anche se, a volte, non impediscono che la magia comunque si crei. Di solito, però, non ci si crede e non ci si pensa quasi più. Quasi. E sono d’accordo, in quel ‘quasi’, ci sono tutti i possibili universi paralleli.

  3. Evidentemente non erano fatti per amarsi. Perché? Perché ognuno dei due avrebbe accettato ii tratti dell’altro. A lei non sarebbe scocciato se lui va a letto presto e si alza presto. A lui se lei ama tirare tardi alla sera come alla mattina.
    Quindi è meglio che si vedano in campo neutro.

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