Il gioco degli avanzi

murettodelmare

Ti ricordi quel banchiere disonesto (come si chiamava? Dai, sì che lo ricordi!) Quello che tra le tante fantasiose porcate per arricchirsi sempre di più aveva individuato i conti dormienti. Conti che nessuno toccava da tanti anni. Probabilmente conti dimenticati di suoi correntisti troppo distratti o troppo morti per ritirare i soldi. E aveva trasferito quei contanti polverosi sui suoi conti. E poi, non sazio, aveva cambiato le regole di arrotondamento per cui sulle operazioni non si prendevano il numero giusto di decimali ma quelli che gli convenivano di più. Certo, sono centesimi, per qualche centesimo chi protesta? Per qualche centesimo chi si indigna? Ma centesimo dopo centesimo dopo centesimo aveva messo via una bella somma.

Ecco: non voglio trovare un altro modo truffaldino per fare soldi. Mangio tutti i giorni, cosa me ne faccio dei soldi?
Vorrei che usassimo questa furbizia da criminale da quattro soldi per stare meglio.

Hai un’idea di tutte le occasioni, tutte le speranze, tutto l’amore lasciato in giro? Ecco: ho capito che è tutto un grande spreco.
Allora andiamo, improvvisiamoci cercatori, fungaioli di sentimenti, pescatori di residui di emozioni.

Andiamo sui muretti del mare, abbandonati dopo il secondo colpo di clacson di un padre impaziente alla guida di una macchina già carica. Soffiamo via un po’ di sabbia fine e mettiamo nel cesto quel residuo di speranza abbandonato lì, aspettando il momento di tornare a metterlo a posto. Momento che poi non è stato.

Andiamo fuori dai cancelli della scuola. Tra gli sguardi dei ragazzi che vogliono capire se la sua classe è giù uscita, ma senza farsi vedere. E quante ansie, quanti se poi mi vede, quanta tensione da risintonizzare con un movimento minimo.

Andiamo nelle corde di una chitarra suonata da soli. Piena di parole che si trasformano in storie. E da lì tanto amore vibrato tra il nylon e l’acciaio fatto vibrare senza maestria, ma con grandi proiezioni.

Andiamo tra le righe di un libro che ormai chissà dov’è finito. Ripeschiamo quei sogni, grattiamoli via di frase in frase. Miniera d’oro prodigiosa, dove più estrai più continua a brillare.

Andiamo sulle montagne e raccogliamo dalle cime tutti i rimorsi, tutti i se tu adesso fossi qui, tutte le felicità incomplete. Stappiamole, apriamole, liberiamole.

E poi torniamo a valle, coi polmoni pieni di aria così nuova da farci sentire nuovi. Persino noi. Nuovi davvero.

13 comments

  1. “Fungaioli di sentimenti” e “pescatori di residui di emozioni”: un invito a reinventarsi, ri(scoprirsi) e “ricominciarsi”. Perché, a volte, è proprio a partire dagli avanzi che vengono fuori le migliori pietanze! Prendo nota!

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