Concatenazione di eventi negativi

traffico

Io non credo nella sfiga. Credo che alla fine sia sempre tutta colpa nostra, di come viviamo, delle scelte che facciamo, di come vogliamo percepire gli accadimenti e di una buona fetta di caso. Càpita anche che ogni tanto ci troviamo distratti a pestare una pozzanghera. Càpita.
Io non credo nella sfiga. Ma ieri è successo tutto quello che non doveva succedere.

Esco dall’ufficio di corsa, devo prendere lo scooter per andare in centro da un cliente. A quell’ora come ti muovi, altrimenti? C’è più traffico del solito. Il cliente poi non ha fretta e devo aspettare più del previsto. Uffa è tardi, devo andare alla proiezione di #VizioDiForma  di Paul Anderson e poi vedermi coi miei amici. Parcheggiando lo scooter mi accorgo di avere dimenticato a casa lo smartphone, quello con dentro l’internèt! Ho solo il cellulare del lavoro, quello che dentro ha solo la batteria.
Eravamo d’accordo che “vi raggiungo appena finisce, beviamo qualcosa assieme” ma adesso non so come fare. Ci penserò dopo, intanto entro.
Arrivo alla Casa del Cinema con 10 minuti di ritardo (i miei ritardi mi infastidiscono più di quelli altrui). Faccio per entrare e mi accorgo che, oltre allo smartphone ho dimenticato anche il titolo del film. Mi guardo attorno cercando una ispirazione sulle locandine, ma niente.
Mi butto lo stesso: “Buonasera, sono qui per il film” (Frase geniale alla Casa del Cinema, vero?)
Continuo “Mi ha invitato Silvia della…” (come diavolo si chiama l’agenzia di marketing che ha mille nomi? Improvvisiamo) “…della Warner Bros” (sì, vabbè..). Aggiungo il mio nome e cognome, questi almeno me li ricordo. Credo!
Una longilinea creatura in elegante tailleur scuro brandisce una lista di invitati. Mi apostrofa prontamente“Ah, purtroppo!” Pronuncia il mio nickname come se fosse dispiaciuta della mia presenza (maledetto nickname!)
Due ignari ragazzi, fino a quel momento poco vigili dietro il bancone alzano gli occhi sgranati pensando probabilmente “Ma perché lo tratta così? È così dispiaciuta del suo arrivo da esclamare purtroppo? Che razza di mostro sarà lui? Che razza di mostro sarà lei?” Abbassano gli occhi senza spiegarsi tanto accanimento.
Arrivo nella sala al piano di sopra e mi ferma un bodyguard. Cerco di capire se sono nel posto giusto. O se magari sono stati quelli della reception ad avermi segnalato come tipo sospetto…
Un’altra persona mi chiede se voglio le cuffiette perché è in lingua originale.
Rispondo fieramente “No grazie”. Ci ripenso: perché soffrire? “Sì grazie”.
Entro.
Buio.
Tutti i posti occupati. Mi ferma una maschera (ma in realtà è l’ennesimo bodyguard) e dopo un po’ mi dice “ci sono solo due posti in prima fila tutto a destra”.

In quel momento mi trovo nell’ultima fila, tutto a sinistra. Secondo Pitagora quindi, nel punto più lontano possibile.Faccio il giro da dietro. C’è gente anche sulle scale (Ma hanno fatto overbooking?)
Arrivo ai due posti, qualcuno mi guarda in modo strano. All’inizio mi sembra che mi guardi male (per il ritardo, penso). Poi ho l’impressione che mi guardi con una strana ammirazione che non capisco. Mi siedo al buio.
Dopo cinque minuti scopro che sulla mia poltrona c’era una bottiglietta d’acqua. La sento muovendomi appena. Faccio finta di niente. Gli occhi si sono abituati al buio e vedo che i due posti liberi erano liberi perché avevano dei minacciosi fogli A4 con la scritta RISERVATO. Con l’arroganza tipica dello stampatello maiuscolo.
Oramai sono qui. Quando tornerà il padrone del posto e della mezza bottiglietta d’acqua inventerò qualcosa e me ne andrò.
Adesso capisco quegli sguardi: uno stuolo di fan cercavano di capire che ruolo avessi nel film.
Il film è bello. Mi piace molto l’atmosfera hippie e la fotografia. Dialoghi geniali. dalla prima fila dopo due ore ho la retina satura degli occhi verdi di Joaquin Phoenix e persino dei suoi pori.
Il film sta finendo: guardo l’orologio. Devo andare! Dura più del previsto!
Esco a pochi minuti dalla fine del film come quei critici che hanno già capito tutto qualche minuto prima…
Stavolta mi godo lo sguardo stralunato dei comuni mortali che mi hanno scambiato per qualcuno di importante.
Io non credo nella sfiga. Credo invece che anche nella vita più piatta capiti di trovarsi in pozzanghere piene di casini. E quando capita tanta gente si lamenta di essersi bagnata i piedi.
Io, invece, comincio a saltare!

15 comments

  1. ti dico solo che domenica ero distratta e sono finita in una pozzanghera… di cacca di cane
    non avevo mai visto una cosa così disgustosa. (-_-‘)

  2. Mi piace questo modo di affrontare le cose che imprevedibilmente accadono nella vita e trasformare i purtroppo nell’opportunità di saltare nelle pozzanghere. Che poi diciamolo, spesso da bambini ci hanno vietato di farlo, ma trovo che sia così divertente. Chissà se la longilinea creatura ha avuto consapevolezza dell’ironia nel menzionare quel “ah, purtroppo”, se l’avesse fatto sarebbe stata grande.

  3. comunque ho presente quella sensazione del “come c…o si intitola?”. a volte mi capita quando entro in libreria per chiedere un libro di cui, ad esempio, non ho segnato precisamente lo “spelling” dell’autore o il titolo improbabilmente lungo o la casa editrice sconosciuta che più sconosciuta non si può… ecco, quella sensazione da “terra inghiottimi”.

  4. Ho riso alla scena dei due ignari ragazzi, perché mi capita spesso di nominare amici bloggers usando i nick e di vedere sguardi perplessi. Comunque ti è andata bene, tutto sommato. A volte nelle pozzanghere ci si sprofonda fino al collo e oltre!

  5. Ti ho visto, dal motorino in poi, ti ho proprio immaginato e mi si è stampato un sorriso durante tutta la lettura. Ma poi “gli altri” li hai incontrati? Non puoi lasciarci così, nel dubbio. Certo che Purtroppo senza il telefonino con internet è cosa ben rara … che uno potrebbe stentare a crederci. Saltare nelle pozzanghere dei casini non so se sia saggio, ma tendenzialmente lo faccio pure io, sempre meglio che piangere sui piedi bagnati.

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