Al semaforo

carchild

Io non capisco perché quando ci sono due corsie larghe, c’è sempre il cretino che vuole passare avanti, che ne inventa una terza. Guardalo qui, ecco il cretino di turno. Non ho voglia di prendermela, che vada al diavolo, che vada avanti, di corsa verso il niente che simboleggia così bene.

Brontolo da solo in auto. Mi giro e vedo nella macchina di fianco un bambino. Ha in mano un bastone sottile, una matita forse. No: è nero con l’estremità bianca. Sembra una bacchetta magica: sì sembra proprio una bacchetta magica, di quelle dei giochi da tavolo. Lui mi guarda senza sorridere, io ricambio la mancanza di cordialità.
Arriva il solito magrebino che cerca di lavare i vetri o di vendere pacchi da otto di fazzoletti di carta. Sarà dura oggi: c’è il sole, chi ci pensa al raffreddore.  Gli rivolgo un sorriso di repertorio, scuoto impercettibilmente il capo e con la mano sinistra gli accenno il solito “No, grazie” che capisce al volo. In quel momento, con la coda dell’occhio vedo che il bimbetto fa un gesto secco con la bacchetta magica, come se ci avesse indirizzato un incantesimo.

D’improvviso mi sento trasportato nel corpo del lavavetri e sento che lui sta prendendo il mio posto.
Ma… che c… ma come è possibile? Cosa ha fatto quel moccioso…
Mi trovo fuori dalla mia macchina, che non è più la mia. Sono io adesso a chiedere una moneta, coi fazzoletti in mano. Spero che un vetro si apra e che si abbassi giusto per fare uscire quei pochi spiccioli. Mi vergogno, mi vergogno tantissimo a chiedere, mi sento inferiore. Maledettamente inferiore e senza dignità.
Nonostante il riflesso e il vetro sporco, lo vedo quello dentro, quello al posto di guida che era mio. Anche lui terrorizzato da questo scambio. Lui che adesso cerca una monetina ma non conosce i segreti del cruscotto, non sa dove cercare. Vorrebbe aprire il finestrino ma non è pratico. Neanche quello riesce a fare.

Ancora il bambino, che adesso sorride, ci rivolge un altro colpo di bacchetta magica e ognuno torna al suo posto.
Che incubo. Cosa è stato?
Guardo il bambino, sono terrorizzato. Cerco di razionalizzare, cerco di calmare le pulsazioni che sono impazzite. Mi sono immaginato tutto. È solo un bambino, devo essere stressato.

Guardo il venditore di fazzoletti. Una cosa non mi torna: se mi sono sognato tutto perché anche lui adesso mi guarda terrorizzato e si asciuga la fronte, come per cercare di mettere le cose in ordine?

Ci sorridiamo, mi voglio fermare, chiedere, vorrei cercare con lui una spiegazione.
Ma il semaforo è già verde da tre secondi e già da un secondo il cretino dietro mi ha suonato. Riparto. Dimenticherò tutto.
Credo.

12 comments

  1. Lo leggerò stanotte alle mie bimbe più piccole questo post. Perché non accadrà in un secondo e non sarà una magia è forse non succederà mai che la nostra vita prenda una piega inaspettata ma occorre ricordare sempre, anche (e soprattutto) ai più piccoli, che siamo nati dalla parte giusta del mondo e poi nuovamente ci è capitata l’estrazione fortunata e la maggior parte di noi non ha fatto proprio nulla per meritarselo, come del resto tutti, ma proprio tutti quelli nati dalla parte sbagliata. Solo fatalita’. E grazie per il tuo racconto gentile.

  2. A volte ci dimentichiamo quanto è faticoso stare nei panni degli altri, è proprio vero.
    E il tuo racconto ha la delicatezza straniante del sogno e contemporaneamente trasmette un pauroso senso di smarrimento. E sai cosa ti dico? Quel bambino con la bacchetta magica dovrebbe andare in giro più spesso.
    Un abbraccio Simone, grazie.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...