Era questo che sognavi

pagliaccio

Era questo che sognavi, quando hai lasciato la casa per partire col circo? Adesso sei lì infreddolito, fuori da questa scuola elementare a ripetere all’infinito la stessa frase. “Ciao, lo vuoi uno sconto per il circo? Portalo ai tuoi genitori, vedrai che divertimento!”

Era questo che sognavi quando hai iniziato a lavorare presto, smettendo di studiare appena hai potuto. Volevi avere soldi tra le mani prima di tutti i tuoi amici. Così, pensavi, mi prendo il motorino e la porto al cinema o dove vuole lei. Non mi potrà resistere. Adesso da quanti anni fai il meccanico? Dieci, quindici, venti forse? Adesso lei non sai che fine ha fatto. Sapevi che si era sposata con uno che lavorava in ufficio con lei. Sapevi che aveva due bambini e che quando l’hai incontrata al supermercato dopo quel ciao come stai non avevate più niente da dirvi.

Era questo che sognavi quando vi siete detti sì? Con davanti un destino perfetto di cose da fare insieme. Ma poi la vita, a non saperla ascoltare, ha preso strade più facili, meno faticose. E nei vostri sogni l’altro compariva di rado.

Era questo che sognavi quando hai discusso la tua tesi? Un’ascesa luminosa come una vendetta. Mettendoci tutta la determinazione e la dedizione che avevi. E adesso che hai il conto corrente pieno e le domeniche vuotissime non vedi l’ora di tuffarti nella prossima settimana di lavoro e non sentire questo silenzio.

Era questo che sognavi? Mi risuona questa frase nella testa, questa frase che sa di sentenza già emessa. Era questo che sognavi? Mentre mi risuona questa domanda mi passano davanti il circense, il meccanico, lo sposo, il manager. Ma per caso passo davanti a una vetrina e mi ci specchio. Proprio mentre la mia mente manda in loop questa frase. Mi rendo conto che la frase vale anche per me. Era questo che sognavi? Era questo che sognavo?
Non lo so, forse no. Ma mi sono mosso: bene o male ho fatto delle scelte e sono andato avanti. Quindi sì, ne è valsa la pena. Mi sono mosso.

37 comments

  1. Io non la penso proprio così, ma la frase “era questo che sognavi” mi martella così ogni giorno nel cervello che per un po’ l’ho tenuta nella testata del blog, come memo, come monito a non dimenticarmi che sono qui per me.
    E quindi sì, per certi versi ricordarselo è già un passo avanti

  2. A volte ci si muove e ci si è mossi, ma poi – a volte – la vita ti riporta geograficamente dov’eri, dove ritrovi tutti gli altri che non si sono mai mossi e pensano che tu sia come loro e allora l’essersi mossi è servito solo a te.
    Gli altri da cui eri scappato, nemmeno capiscono.
    A volte.
    A volte, anzi spesso, è la vita a decidere per te … puoi cambiare alcuni dettagli e il modo di affrontare gli eventi … e nemmeno questo è poco.
    Io ho imparato a sognare il sogno di Dio per me .. anche se a volte ho pensato di essere finita in qualche suo incubo :P e questo lascia sempre un sottofondo di pace.
    Mi scuso per il commento, può anche non postarlo, mi è scappato proprio.

  3. Perché davvero pensi che tutto ciò che sognamo, anche intensamente, prima o poi si realizzi? Sì, forse: dentro qualche libro di newage americana. Avremmo potuto vivere innumerevoli vite. Questo sì. E ne viviamo solo una. Io credo che l’insoddisfazione nasca quando non la viviamo più pienamente ma ci accontentiamo. Ciò non vuol dire non apprezzare il bello che c’è ma mentire a noi stessi. Io comunque resto una sognatrice. In tutti i sensi.

  4. Sì che hai fatto giornata. Io non posso proprio fermarmi a fare bilanci, preferisco continuare a sognare. In realtà non ho l’alternativa. Sarebbe come fermarmi a metà di una maratona, avrei perso scientemente. Poi si potrebbe disquisire sul bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ma il sogno, quello che volevamo davvero per noi, non può essere a metà-

  5. E’ diverso tempo che non mi vengono in mente spunti del genere, per scrivere sul blog, e la cosa è così strana…
    Mi sono fatta sommergere… ma questa è tutta un’altra storia.
    Alcune volte penso che sì, questo era quel che sognavo, a volte no.
    Ci sono evoluzioni importanti che sono la realizzazione dei miei sogni di bambina e poi c’è la condizione giornaliera con cui mi mantengo, che invece ritengo sia un’aberrazione di quel che desideravo per me.
    Cambierà qualcosa, ma ciò che voglio lo terrò sempre stretto.

  6. Io non sognavo niente di tutto questo. Nemmeno il conto corrente pieno ( che mi suona IRREALE come un cubetto di ghiaccio nel Sahara). Sognavo un amore completo questo sì, un’altra con cui dividere e condividere. Sognavo un paese diverso in cui non sentirmi finito a 60 anni e inutile. Sognavo di riuscire ancora a sognare…lo faccio ma con un grande sforzo.

  7. Complimenti, bel pezzo ! A me è piaciuto molto, forse perché ad un certo punto tutti ci voltiamo indietro e diciamo ‘ma era questa la vita che volevo?’ per come la vedo io, secondo il mio pessimismo cosmico, in pochi rispondono positivamente. Comunque mi piacerebbe molto sapere che ne pensi di alcuni pezzi che ho scritto io, mi farebbe davvero piacere. Ti lascio qui il link, se ti va passa. Ciao, a presto!

      1. Ti ringrazio per la lettura e per il tuo commento. Nel racconto, Diego legge una lettera di suo padre e le parti in corsivo sono le parole del padre scritte nella lettera. L’altra parte scritta normalmente è il racconto di Diego che tra una pausa e l’altra va avanti nella lettera. Nel finale, ovviamente, Diego smette di piangere e di respirare perché le ultime parole che disse al padre furono ‘Vorrei vederti morto’. Mi spiace se non è stato chiarissimo, però pensavo si capisse anche perché sei il primo che mi sottolinea questa cosa, comunque ti ringrazio per la segnalazione, apprezzo il consiglio. Grazie, ciao.

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