Il motivatore

motivatore

Il mio inguaribile vizio è quello di cercare di convincere le persone a fare le cose. Le cose giuste. Mi viene istintivo ritenere che è buona cosa instillare nel mio prossimo ottimismo e entusiasmo. Proprio quell’ottimismo e entusiasmo che io so di avere, ma che al dunque non ricordo mai dove.
Un episodio è emblematico. Qualche anno fa correvo la mia prima maratona. Quarantadue chilometri e centonovantacinque metri. Tutti assieme. Ho deciso di farla a Roma, dove abito. Perché mica ero tanto sicuro che l’avrei finita. E allora tanto vale non prendere aerei o treni. Ma tenersi la possibilità di riportare a casa i muscoli doloranti e le aspirazioni ridimensionate con una corsa di metropolitana.
Avevo sentito parlare del buco del trentacinquesimo chilometro. Quando si esauriscono le forze e viene meno la motivazione. Una crisi, un buco nero. Ne avevo così paura che ho corso tutta la gara cercando di andare piano, ancora più piano, per avere riserve per superare quella crisi.
Crisi che poi non è arrivata. Ero arrivato al ristoro del trentasettesimo chilometro. Ho preso la scusa di un bicchiere di gatorade, mezza banana, due biscotti per fermarmi un po’. Le gambe dure, i passi sempre più brevi.  Prima di partire cerco di sciogliermi un po’ i muscoli e faccio qualche secondo di stretching. Cammino, poi mi piego in avanti mi tocco le punte dei piedi con le mani.
All’improvviso mi si avvicina un invasato che mi grida nelle orecchie: “Non mollare! Non adesso! Dai che sei quasi arrivato! Non arrenderti ora! Non mollare! Nooon mollaaaaaaaare!”
Ci metto un po’ a capire cosa stia succedendo. Ha una casacchina con scritto Motivatore. Ecco perché grida.
Continuo col mio stretching e lui a gridare. Come se arrivato lì avessi la minima tentazione di rinunciare alla mia prima maratona.
Finisco lo stretching e mi rialzo. Lui continua a gridare, a gridarmi nelle orecchie.
Parto lentamente. Lui ancora grida. Riparto accompagnando il mio sentito vaffa a un gesto della mano. Mentre lui ancora grida.
Da allora mi riprometto di evitare di motivare chiunque in qualunque occasione. Ma poi ci ricasco sempre.

17 comments

      1. Sulla soglia di casa mia il perché purtroppo lo conosco bene, per l’umanità credo che ciascheduno ne potrebbe fare l’uso che meglio crede senza porsi troppe domande. Ai semafori forse potrebbero infastidire un tantino a ben pensarci.

  1. Non so… un motivatore può servire, specialmente se ti motiva in qualche cosa in cui già sei impegnato. Avrà la sua percentuale di successi un motivatore… Allargando però si rientra nel campo del consigliare, raccontare una esperienza sperando possa essere d’aiuto, eccetera.
    E ci si scontra sempre nello stesso fatto: una cosa la capisci solo quando la vivi, se uno ti dice prima che è così e così di solito non lo si ascolta nemmeno. :)

  2. Però aggiugo una cosa: una volta in una corsa, nella salita di San Saba mi stavo fermando. Un signore anziano mi ha “raccolto”, dicendomi: “La finisca questa corsa”. Mi diede del lei. Ci mettemmo insieme ed arrivai a quella che io chiamo “la cricetaia” ossia il parco delle terme di Caracalla. Lì trovammo il marito che era arrivato ore prima di me. Si avvicinò, capì l’antifona e strinse la mano al signore dicendogli: “Lei è riuscito dove io ho fallito”.
    Io semplicemente mi ero sentita un verme ad affannare avendo almeno 40 anni meno di lui.
    Fu quello che mi motivò. Capisco che trovare in una maratona uno più vecchio di te sarebbe stato difficile…
    :-)

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