La presentazione del libro

presentazione

Cristiana Ditteri arrivò alla presentazione del proprio libro con una doverosa mezz’ora di anticipo.
Entrando nella sala portava con sé un’elegante borsa di cuoio (troppo piccola per contenere tutto), il cellulare, alcuni fogli di appunti e un libro. Oltre naturalmente al suo libro, quello che sarebbe stato il protagonista della serata.
Si chiese se quelle tante sedie, già perfettamente allineate, non fossero troppe. Se fossero restate vuote, rifletteva, non sarebbe una bella immagine. Al momento solo tre di quei tanti posti erano occupati. Poi guardò l’orologio e si calmò. I presenti erano sconosciuti che probabilmente arrivavano direttamente dal lavoro. O almeno così lasciavano intendere il loro abbigliamento e i loro accessori tecnologici goffi.
Rilesse gli appunti senza concentrarsi. Cercava soprattutto di tenere lontana quell’ansia sottile dovuta all’attesa. Alzò a tratti gli occhi, dispensò sorrisi di benvenuto a chi piano piano andava a sedersi. Ma un pensiero lentamente si fece avanti.

Da qualche tempo, infatti, uno sconosciuto le mandava messaggi. Lettere gentili e discrete, come di una lontana parente, in cui le raccontava cosa gli aveva evocato la lettura di quei racconti. Stralci, pensieri, aneddoti che forse non erano poi così pertinenti.
Ma questa confidenza si era fatta via via delicata. No, non era un fan e tanto meno un molestatore. Era semplicemente una persona che leggeva un libro. E questo aveva colpito molto la sempre professionale scrittrice Ditteri.
Quando poi lui le scrisse che avrebbe fatto il possibile per essere alla presentazione, le scappò un sorriso che illuminò l’umore di quella mattina.
Se ho capito il tipo – pensò Cristiana tra sé – è capacissimo di venire e di non presentarsi neanche. Oppure non venire per niente. Chissà, magari l’ho pensato come un colto lettore e è solo un mitomane in cerca di attenzione.
L’idea di riuscirlo a scorgere tra la gente e riconoscerlo ormai aveva preso il sopravvento allontanando tutte le altre. Ansia compresa.
La sala si riempì quasi del tutto e il responsabile della manifestazione prese la parola col solito lieve liturgico ritardo. Disse qualche frase così piena di superlativi da lasciar trapelare fin troppo bene che il libro non lo aveva neanche sfogliato.
Un attore senza grandi prospettive si era offerto per leggere stralci di qualche racconto breve. Troppo impostato, pause sbagliate, ma Cristiana Ditteri lo accettò con curiosa indulgenza.
Intanto che la lettura proseguiva, Cristiana continuava a guardare il pubblico. Sembravano sguardi di consapevolezza, ma nascondevano una ricerca. Quella ricerca, la ricerca del suo sconosciuto corrispondente.
E se fosse quello? Il signore robusto e sudato… è stato uno dei primi ad arrivare…
Oppure quel ragazzino magro e pallido. Deve essere uno studente fuori sede, ci scommetterei…
E se invece fosse quell’uomo in giacca che non si stacca dal cellulare? Magari lo fa per nascondersi al mio sguardo.
O se fosse addirittura una donna? Magari è così timida che si è nascosta dietro un personaggio. Anche io lo faccio nei miei libri.
O magari…

Un applauso leggero la riportò al suo ruolo e le diede la parola. E Cristiana tornò a essere la scrittrice Ditteri. Seppe cosa dire, come parlare dei suoi racconti lasciando la voglia di leggerli. Alla fine strinse mani, salutò, prese biglietti da visita e tanti complimenti.
Quando ripartì verso casa fu stranamente felice di potersi chiudere in macchina da sola. Solo lei e quel pensiero che le faceva compagnia Chissà se c’era… Chissà che faccia aveva…

 

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