Notturno

notturno2

Mi alzo di notte per andare al bagno. Cammino in modo meccanico lento e sicuro, come dentro un’abitudine. Mi muovo in quel quasi buio e sento dei rumori sottili. Cerco di mettere meglio a fuoco la realtà. Vedo la maniglia del balcone che trema. Cigola sottovoce. La stanno aprendo da fuori. Ci metto un attimo prima di avere paura, prima di rendermi conto di cosa stia per succedere.
Guardo, non penso a cosa fare, guardo solo. Mi nascondo nell’ombra. Se entra qualcuno deve passare da qui. Cerco un oggetto a cui aggrapparmi. Un ombrello, un qualcosa. Prendo il bastone del guardaroba, quello che usiamo per issare gli appendini sull’asta in alto. Lo parcheggiamo sempre qui. Ce l’ho in mano, mollemente. Non penso. Non rifletto.
L’ombra ha finito il suo lavoro da artigiano. Entra. Senza pensare salto addosso.
Lo immobilizzo con una facilità che non sospettavo. Spuntato dall’oscurità che non è più sua alleata. Sono sopra di lui. Mi sento la sua faccia sotto il mio corpo. Sento il suo odore.
Le mie pulsazioni aumentano, finalmente il mio corpo si è reso conto del pericolo. Anche le sue, il suo respiro, ha paura. L’adrenalina ha trasformato in odio quell’intuizione di paura.
Cosa faccio adesso? Chiamo la polizia? Quanto lo posso tenere così?
Cosa ne faccio di questo, dove lo butto? E se lo mollo e quello reagisce? Chi lo sa se è armato. Potrebbe fare male a me o alla mia famiglia. Ma ci pensi?
Mi viene voglia di ucciderlo. Sì, ucciderlo. Se lo buttassi giù dal balcone nessuno riuscirebbe mai ad accusarmi di niente. Potrei dire che mi sono alzato e lui scappando è caduto giù. Tanto chi vuoi che faccia una fiaccolata per una merda come questo?
La perfezione di questo pensiero mi spaventa. Lui non fa niente per divincolarsi. Forse sta solo aspettando.
Quanto avrà? Venti anni? Trenta, quindici?
Chi mi ripaga i danni alla serratura?
Chi mi ripaga la quiete rubata. Chi mi ripaga il costo delle ombre dietro le tende, dei rumori esterni che da oggi saranno dentro, dei gatti per strada che saranno minacce vicine?
Penso queste cose e la mia ansia stringe la presa. Non sento più il suo respiro. Non lo sento più respirare e non sono per niente sollevato. Sono un tutt’uno con lui, bloccato. Paralizzato nello stesso buio, nella stessa angoscia senza fondo. Spero solo che arrivi presto il giorno.

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21 comments

  1. Da quando vivo in una casa su ballatoio al secondo piano, ogni tanto avverto la pressione dei rumori esterni come se dovessero entrare. Al di là di questo, il tuo pezzo ha fatto una cosa strana. Mi ha catapultata nel tuo corpo, nel peso del tuo corpo sopra quell’altro venuto da fuori. Voglio dire, mi sentivo l’ombra tra le mani e una gran tensione in gola.

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