Una storia pigra

panchina

Alessandro era così pigro che quel giorno, preso da una bolla di demotivazione, decise di non andare a lavorare. Telefonò dicendo che non sarebbe andato e che prendeva un giorno di ferie. Era troppo pigro per inventare una scusa articolata o un malessere credibile. Del resto aveva accumulato un discreto numero di giorni di ferie, perché era troppo pigro per organizzarsi vacanze lunghe. E in quel posto ci  lavorava da anni, essendo troppo pigro per cercare un posto migliore.
Da molte settimane aveva in mente di dover smontare l’armadio di plastica del terrazzo per portarlo in cantina. Ma era troppo pigro per trovare il tempo e la voglia di farlo, quindi aveva sempre rimandato. E questo giorno di ferie non programmato poteva essere il giorno giusto per farlo, ma poi fu colto come da un senso di inaspettata pigrizia e scese nel parchetto più vicino a casa per sedersi su una panchina. Non deve stupire la sorpresa di questa sensazione: Alessandro era troppo pigro per fare lo sforzo di immaginarsi il futuro.

Zoe, senza saperlo, viveva la sua pigrizia parallela nella stessa città. La stessa città dove era nata e aveva studiato, troppo pigra per andare via. Aveva abbandonato per pigrizia una carriera promettente proprio nel momento in cui, sull’ipotetico trampolino, avrebbe dovuto spiccare il salto e volare. Non le mancavano capacità o coraggio: ma era troppo pigra per flettersi e saltare.

Visto che il sole di marzo si era montato la testa, l’unica panchina all’ombra del platano era quella verso l’edicola. Entrambi valutarono con pigrizia che valeva la pena andarsi a sedere proprio su quella, per via dell’ombra. Anche a costo di doverla dividere con quello sconosciuto che si stava pigramente avvicinando allo stesso obiettivo dalla direzione opposta. Ma erano troppo pigri per cercare un altrove soddisfacente e finirono per sedersi sui due bordi opposti.
Restarono per circa un’ora seduti sulla panchina, sguardi paralleli in avanti, respiri regolari. Lui a leggere un libro che aveva pigramente preso dallo scaffale di casa, lei al pensare a mente alta al concetto stesso della pigrizia. Ma senza troppo impegno.
Nessuna occhiata a periscopio, troppo pigri per pensare alle conseguenze di essere scoperti. Troppo pigri per sorridersi, piacersi, incontrarsi. Troppo pigri persino per guardarsi e corteggiarsi. Così pigri che quando arrivò l’amore li trovò indifesi e li portò con sé.

Qualcuno dice che in quei vestiti comodi da pigri sembravano davvero fatti uno per l’altra. Qualcuno dice che li videro sempre assieme. Qualcuno dice che fosse amore, altri sostengono che sia stata solo pigrizia. Qualcuno dice persino che questa storia è del tutto inventata.
Io la riporto così, come mi è arrivata. E  devo dire che non mi sono fatto un’opinione: sono troppo pigro per questo.

Annunci

15 comments

  1. insomma l’unico a traboccare di iniziativa, tanto da montarsi la testa, è proprio quel sole primaverile (ottimo scorcio letterario, peraltro).
    il racconto è ben scritto, ben sviluppato e si legge in un soffio.
    però l’amore pigro non so, pare un ossimoro (magari era un *calesse*, difatti li porta via con sé)
    : )
    nel finale, invece, forse perdi l’occasione per un gustoso cortocircuito autoironico, visto che poteva andare anche: “E devo dire che non mi sono fatto un’opinione, né ci ho ricamato sopra un romanzo: non sono mica uno scrittore.”
    : )))

  2. Resti il mio scrittore preferito: sono troppo pigra per cercarne un altro. Il sole primaverile che si è montato la testa: grande

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...