Cellulosa gentile

cellulosa

Anche tralasciando la deriva cacofonica, sono davvero strani i differenti destini che aspettano ogni singola cellula di cellulosa.

A volte la cellula nasce come parte di un filo d’erba. E dura il tempo di una stagione.

Altre volte nasce albero e finisce per restare imprigionata decenni nello stesso posto. Poi l’albero cade nel bosco e ogni sua molecola torna a liberare sulla terra i suoi componenti. Oppure no, viene tagliato dal boscaiolo. Allora l’albero diventa trave di una chiesetta e la cellulosa guarda per due secoli i fedeli che cercando un dio col naso all’insù.
Oppure diventa cassetta per la frutta. Assemblata, spedita, accatastata, riempita, consegnata, smaltita.
O può diventare legna da ardere. Il calore aumenta e con gioia la molecola viene divorata in un calore ipnotico di un caminetto.

Altre volte la cellulosa diventa pasta di carta e finisce in imballaggi, quotidiani, libri o quaderni.

Non so cosa pensino di preciso le singole particelle di cellulosa di questa riflessione. Ma so per certo che alcune di loro possono essere molto fiere del loro ruolo.
Alcune di loro sono diventate carta di block notes, su cui ho scritto una lettera anni fa, dal mezzo di una vacanza. A una lei che tornava in autobus, mentre il mio tempo continuava. Una nuova amica che non era una conquista. Era una amica destinata a restare amica a lungo. E quei sorrisini sono fuori luogo, davvero. Una sintonia fatta di stupidità e ragione, di divertimento e impegno, di sorrisi e rutti.
Non c’era innamoramento, no. E quello non è arrivato neanche dopo. Ma c’era una lettera che parlava di questa amicizia nuova.

Quelle particelle di cellulosa hanno resistito agli anni e alla noia, finendo in fondo a una scatola di scarpe. E poi, d’improvviso hanno rivisto la luce e hanno riportato a lei i ricordi e il calore di quell’agosto.
Tanto che ha sentito la voglia di mandarmene una foto, di quelle parole.

Ecco: io sono grato a quella cellulosa che è stata così delicata nei miei confronti per tutto questo tempo.

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11 comments

  1. Hai espresso un concetto romanticamente logico.
    Se ci pensi, oggi noi siamo composti dagli stessi atomi che erano “all’interno” di Alessandro Magno, Cristoforo Colombo, Napoleone Bonaparte oppure un semplice ed umile lavoratore anonimo.
    Ci portiamo dentro le impronte chimiche di tante persone.

  2. che nostalgia… mi è venuto da pensare che, fra 20 anni, si scriverà di impulsi, al posto di cellule, di case al posto di scatole di scarpe e di hard disk al posto di fogli di carta

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