Me l’aveva giurato

macchinetta“No, ma comunque Stefania è sempre stata una grandissima stronza”.
Con questa sentenza, alla macchinetta del caffè mi hanno riassunto, prima di raccontarmela, una storia. La storia di Stefania. Una collega tutta tacchi e nicotina, una che vuole fare vedere quanto ci tiene.

Dicono che il padre, che lavorava qui, fosse persino peggio. Ma la classifica non è univoca. Resta il fatto che non sta simpatica a nessuno. Alta, magra, mora, bella meno meno. Si è sempre voluta mettere in mostra e alla fine ha fatto una sua carriera, che nella sua testa deve essere un percorso decisamente verso l’alto.
In ogni riunione era sempre la prima a confermare le ipotesi del capo e a voler dimostrare di essere la migliore. A tutti i costi. No, non di essere brava: proprio di essere migliore degli altri. E per questo usava ogni mezzo.

Un giorno mi è capitato di salirci in ascensore assieme e di vedere come trattava un uomo che, vista l’età, poteva essere suo padre. Non ho colto il motivo della discussione di lavoro, ma dalla calma di lui e dagli insulti di lei, il mio pregiudizio ne è uscito rafforzato.
Una così meglio non averla come collega, come avversario, ma neanche trovarcisi nella stessa riunione di condominio.

Probabilmente è per questo che, quando si è saputo del fatto, la notizia si è diffusa con una velocità e una crudeltà senza precedenti.
Era da un cliente, con altri colleghi, nella solita sala riunioni di neon e tende biancastre.
Due domande di rito, senza aspettare una risposta. Il cliente le chiede “Allora, Stefania, come sono andate le vacanze di Natale? Sei stata sulla neve?”
Lei esita. Vacilla, barcolla. Poi non si trattiene e scoppia a piangere. Esce dalla stanza peggiorando il tutto con uno “Scusate” gracchiante.
Restano tutti perplessi e danno la colpa allo stress, a altri pensieri, a chissà cosa.
Invece è proprio lei, Stefania, a volersi sfogare sulla strada del ritorno.
“Quel bastardo questa volta me l’aveva giurato che passava le vacanze con me. Invece all’ultimo momento è andato con moglie e figli”
Il problema è che quello sfogo era molto meno anonimo di quanto supponesse Stefania. Perché il bastardo, come dice lei, è il suo capo. Un cinquantenne calabrese coi capelli tinti, occhiali scuri e vestiti attillati. E visto l’alone di antipatia che suscitano i due, non è stato difficile per nessuno dei colleghi unire i puntini.

Resto lì, di fronte a questi pettegolezzi. Vorrei provare un minimo di pietà, un minimo di compassione. Ma niente. Proprio niente. Non mi sento neanche di difenderla. Perché dovrei?
Mi limito a non commentare, a non diffondere questo ghiotto pettegolezzo.
Finisco il mio caffè della macchinetta e butto il bicchierino di plastica. Vagamente pensieroso.

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16 comments

  1. Ma infatti perché dovresti!…?
    Non che sia contraria alla difesa di qualcuno sul il posto di lavoro, ma secondo me si dovrebbero difendere i deboli, gli amici e chi ha, secondo noi, ragione…

  2. Uh… com’era il detto? Ogni gallina cuocia nel proprio brodo? Bè direi che la gallina è stata cotta per benino… Ottima scelta, il silenzio. Lasciala cuocere da sola!

      1. Se metti due galline nello stesso brodo, si mescolano i sapori. Sai che differenza il gusto del brodo, se la gallina e “nostrana” o “compera”?!

  3. Siamo tutti fragili. Il capo, Stefania, la famiglia del capo. Chi difendere e chi incolpare? Nessuno, perché siamo tutti fragili, indifesi, ma colpevoli. C’é un po’ di Stefy in ognuno di noi.

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