Il sibilo del bollitore

bollitoreAspetto. Aspetto il sibilo. Per me il sibilo del bollitore è musica.

L’ho riempito al massimo e l’ho messo sulla fiamma più larga. Tappando il beccuccio con quel tappo che, quando è ora, sa fischiare. Aspetto sempre all’ultimo momento per scegliere la tisana. Come per lasciarmi una sorpresa. Spesso poi non faccio una scelta netta. Ne faccio due di tisane. Distinte. Come se fare due scelte equivalesse a scegliere di più.  Ma questo è un difetto che mi porto appresso da sempre. No, non quello di farne due. Quello di non saper scegliere.

Ma poi arriva il momento in cui senti che comincia a bollire. Ed è un momento bello.
Ti gusti l’attesa di quel vapore che presto porterà nella stanza il profumo di chissà cosa.
È bella questa attesa, proprio bella. Perché ogni volta è nuova. E voglio quasi essere preso alla sprovvista. Tanto che spesso torno a fare quello che stavo facendo, dimenticandomi per qualche minuto del gas, del bollitore, dell’attesa.
Ma quando la sirena del bollitore comincia a fischiare la sua nota sola, sempre più forte, sempre più insistente, sempre più disperata, allora corro. Corro come un bambino va a scoprire cosa c’è sotto l’albero di Natale. Corro come un innamorato che sente il campanello della bici del postino. Corro come un cane che torna dal padrone.

Poi non importa se ho scelto tè verde o karkadè o finocchio o quale altro miscuglio. È l’attesa che termina con quel fischio quello che mi fa amare la tisana.

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